L’Oroscopo di Matteo – 2016

oroscopo 2016

Rallegratevi amici lettori, perché il MySpiace vi regala il Superospite.

Anche quest’anno ho il vanto di pubblicare, tutto intero, l’oroscopo 2016 di Matteo Gorgoglione, cantante dei Là-Bas e astrologo di fama. Godetene. Sono orgoglioso di aver partecipato con un piccolo contributo toponomastico.

Con questo approfitto per gli auguri di Buon Anno, a molti ma non a tutti!

ARIETE

Quella ragazza era davvero un bel tipino, caro Ariete! Portava sempre con sé una piccola e invadente macchina fotografica. E ogni momento era buono per fare una foto. La sua caratteristica più divertente era quella di sguainare la macchina fotografica dalla borsa come fosse una scimitarra, in men che non si dica te la trovavi con la macchina in mano, pronta a scattare. Clic clic clic. Questa cosa però ti confondeva, ti distraeva, e perdevi ogni volta il filo del discorso. Una volta eravamo seduti a un tavolino di un bar a prendere un caffè. Io stavo parlando, ero tutto preso da qualche grottesca e ridicola confessione intima, giusto per creare l’atmosfera. Lei aveva una sigaretta in mano, e mi ascoltava. A un certo punto, con l’altra mano, tira fuori la macchina dalla borsa e “clic”, fa una foto. Io mi sono girato, con l’espressione di uno che dice “che cazzo è?”. La foto era di me preso tutto storto, e dietro un camioncino che passava nel traffico mattutino. Io non vedevo null’altro. Ora, sicuramente lei ci avrà visto qualcosa di unico e memorabile, ma io no, anche con tutta la fantasia che potevo avere. E all’epoca ne avevo, purtroppo, tanta. In ogni caso, questa sua passione in breve tempo mi fece perdere tutta la fantasia, e tutto finì abbastanza in fretta. Mi resta qualche fotografia. Ariete, caro Ariete, forse hai perso la fantasia e non lo sai ancora. Il 2016 sarà un anno in cui acquisirai questa consapevolezza. Non sarà facile.

TORO

Se c’è una cosa che mi piace è andare al cinema. Non per il film, o non solo. Per i miei pensieri. Solo al cinema riesco a pensare in totale libertà. Il grande Aki Kourismaki diceva: “la sala cinematografica è l’unico posto al mondo dove sei libero”. È vero. Mi piace fumare a metà la sigaretta prima di entrare in sala, mi piace fumarne un’altra all’uscita. Mi piace chiudere gli occhi, assopirmi, a volte anche dormire. Svegliarmi dopo un po’ di secondi e immaginare le scene che ho perso. Mi piace vedere i film francesi, anzi più sono francesi e più mi piacciono. Se ci fosse una macchina del tempo vorrei vivere negli anni sessanta a Parigi: pomeriggio al cinema a vedere l’ultimo film di Godard o di Truffaut, la sera in qualche sala concerti a inseguire Brel o Aznavour. Comprare l’ultimo disco di Ferrè nel negozio di dischi. Caro Toro, ti racconto questo film: “La gelosia”, di Philippe Garrel. La storia: lui cerca di far l’attore, ma è un fallimento dopo l’altro. Lascia la sua compagna e vede sua figlia di tanto in tanto. Intanto inizia una nuova relazione con un’attrice insoddisfatta e volubile. Quello che succede nel film è soprattutto questo, e poco altro: lui, sua figlia (e ogni tanto la sua nuova compagna) che camminano lentamente in un parco. Interminabili passeggiate. Lui ogni tanto guarda altrove, sorride, prende la mano della bambina. E tutto scorre così; una lentissima, quotidiana, precarietà esistenziale e affettiva. Toro, intendo quel tipo di passeggiate. Cammina a lungo in un parco.

GEMELLI

Il faticosissimo elemento distintivo di questi miseri e tremendi anni è che anche le belle idee diventano in fretta ridicole. Negli ultimi anni si è iniziato a celebrare l’uscita del disco x o del film y. Abbiamo iniziato con i Beatles (“quarant’anni dall’ uscita di Help”), i Pink Floyd (“trentacinque anni dal tour di The Wall”), i Rolling Stones, “C’era una volta in America”, Shining, e siamo arrivati chissà per quale stupido motivo a celebrare i vent’anni dall’ uscita di un disco dei Timoria, di un film con Michael J Fox, Nord Sud Ovest Est di Pezzali, un disco degli Afterhours. È che secondo me le celebrazioni devono essere misurate, poche cose vanno celebrate, e qui ci tengo a dire non è questione di gusti. È questione di numero. Puoi ricordare i Beatles, i Doors, i Nirvana, e va bene. Non Nino Castelnuovo, non ci sta come numero. Quindi, caro Gemelli, ripensa ai tuoi giorni fino ad oggi. Ripensa ai giorni davvero indimenticabili, ai tuoi ricordi più belli degli ultimi vent’anni. E cerca di celebrarli, allegramente. Ma che siano al massimo due. E forse sono già troppi. Non far nulla di grandioso, per carità, non è più tempo per esagerare. Ti basti tentar di vivere: e se ti rimane del tempo fatti un regalo, tipo lo sballo di un sorriso mentre ti guardi nello specchietto retrovisore, al semaforo.

CANCRO

Tanti anni fa suonavo tantissimo. Uscivamo a mezzanotte dalla sala prove. Eravamo io, C. e M. Andavamo in un piccolo pub in Via Spalato, anzi una sfortunata traversa di Via Spalato. Via Spalato è una via misteriosa e sconosciuta, ma non senza fascino. Mi sono sempre chiesto: perché “Spalato”?. Il mio amico Paolo Plinio Albera mi dà questa spiegazione: “Assessore, qui ci passa il cinquantotto, ci sono diversi condomini e la sala prove più cara di Torino, è ora di dare un nome toponomastico a questa via” . “Sì, ma quale? Nomi, cose o città?”. “Forse ci è rimasta qualche città della Jugoslavia”. “Fiume?”. “No no, già usata l’altra volta, quando volevamo creare l’ambiguità tra riferimento storico/dannunziano e direzione fiume Po”. “Zagabria?”. Mmmm…Zagabria mi sa più di corso o piazza, e poi si confonde con Piazza Zara”. “Spalato?”. “Perché no, Spalato è una città che un giorno darà i natali a un grande tennista, Goran Ivanisevic. Una bella parola, ampia, sdrucciola, sulle paline del cinquantotto farà un figurone!!”. Comunque, in questo pub c’era una cameriera, giovane e serissima. Per un anno e più ci ha accolto sempre, una sera sì e una no, in questo modo: “Quanti siete?”. Ti giuro, caro Cancro, eravamo sempre in tre, ormai ci conosceva, era evidente si vedeva, si percepiva. Eppure ogni sera, all’ingresso, ci chiedeva, dandoci i menù in mano: “Quanti siete?”. A turno rispondevamo “Tre”. Come ieri, come domani. Lei si guardava intorno e ci indicava il tavolo. Caro Cancro, sii più attento, nel 2016. Non dare tutto per scontato, per carità, ma considera che alcune cose sono scontate, ovvie, non stare lì a chiedere, a farti/fare e fare troppe domande. (Grazie a Paolo Plinio Albera per il prezioso contributo).

LEONE

Gli sbandieratori e le rievocazioni storiche. Lo spettacolo del Cirque du Soleil. Le tradizioni culinarie. I laghi in genere. Le polemiche sul presepe. Le persone che raccontano in tv il loro cambiamento di sesso, e quelle che “mollano tutto e iniziano altrove una nuova vita”. Le famiglie tradizionali, quelle arcobaleno, quelle a pois, quelle di un colore solo: avete rotto tutti il cazzo. I giochi educativi per bambini, tipo “costruisci un razzo” o “fai anche tu il tuo vulcano”. L’intimo femminile spaiato. I gruppi whatsapp a scuola. Il combat folk. La città sostenibile, che è uno strampalato controsenso: preferisco le città insostenibili, se la città non è insostenibile non è città. Alessandro Siani. I preventivi. Il banco dei contadini al mercato. “Se non ora, quando”…diciamo mai. Il centrifugato. Le case del quartiere. Quando Fossati canta la parola “mare” in una canzone. Le serie TV. La retorica sul Salento. Le colazioni sane. I calendari dove i pompieri o le segretarie si spogliano per beneficenza. Il reparto bio. La marmellata di arance. Le sigarette slim. Il burro cacao e la crema per le mani. Le buone cause. I Wilco. Questo è un elenco parziale delle cose che non mi piacciono o che non farei mai. Fai il tuo elenco, Leone. E fai, o fatti piacere, due cose di quell’elenco. Una nei primi sei mesi, una nei secondi.

VERGINE

Settembre, andiamo, è tempo della “prova delle attività” da far fare ai figli! Spesso la notizia mi sorprende mentre sono ancora a letto. Mia moglie è davanti a me, in piedi, già attiva e prontissima per affrontare la solita giornata uguale a tutte le altre. Mi dice: “venerdì fanno la prova per il pattinaggio, andiamo?”. Io la guardo, cerco di dissimulare, poi mi tiro su e mi siedo sul letto, forse lei intuisce che chiedo pietà, lo coglie, fa bene a coglierlo perché davvero sto chiedendo pietà. Si irrita in un secondo, la conosco bene, aumenta minacciosa il tono della voce e mi dice “dai, non è che non possono fare nulla”. Io dico “no no no, ma figurati, per carità, chi ha detto questo…però non facciamone tante, che poi bisogna scegliere tra pattinaggio e pallavolo, tra cucito e scintoismo…e andiamo in confusione…fare nulla però no, non sia mai”. Anche se in realtà, e lei non me lo dice ma lo sa bene, lei sa che io sono uno che pensa che nulla sia già abbastanza. Lei mi risponde “ma se non hai tante possibilità di scelta, che cavolo di scelta è?” Avrà ragione? Nel tuo caso, Vergine, ha ragione mia moglie. Nel 2016 fai in modo di avere più cose da scegliere, più possibilità, più scenari. Prendi l’amore come se fosse una prova: prova per due ore e vedi se ti piace. Se ti piace, ti iscrivi.

BILANCIA

Credo di ricordare uno dei tanti momenti in cui sono passato senza rimpianto da una misera e poco ambiziosa vita da ragazzetto all’attuale misera e pochissimo ambiziosa vita da adulto. Durante il video di “Late in the day” dei Supergrass. Provo a raccontarti, anche se non è facile. Il video inizia con il cantante che suona la chitarra acustica sul divano, immerso nel fumo di una sigaretta: la prima strofa non la canta, la seconda, sì. Appena prima del ritornello, appaiono sullo sfondo gli altri due della band che gli lanciano un’occhiata di intesa e una stecca da salto, che lui prende al volo. Nella scena successiva, tutti e tre saltano sulla loro stecca da salto sul marciapiede e in strada. Poi arriva l’assolo, che un chitarrista ridicolo come me ha sempre trovato superbo: rimane nella scena uno dei tre, il batterista se non ricordo male, che salta sulla stecca da salto, la scena è al rallentatore, e va all’ unisono con l’assolo. Assolo, ripeto, meraviglioso, e considera che l’assolo in una canzone mi ha sempre fatto addormentare, o quasi. Ecco, durante quell’assolo di chitarra, mentre lui sta saltando, per motivi che non ti dico, è finita la mia penosa giovinezza, o quasi. Cara Bilancia, puoi fare molte cose nel 2016: saltare su una stecca da salto ascoltando “Late in the day” (e già sarebbe abbastanza) o, se hai voglia, pensare un attimo e non più di un attimo alla tua giovinezza. È lì che è cambiato qualcosa, è lì hai iniziato a frapporti con fatica tra te stesso e le cose.

SCORPIONE

Non esiste una categoria più noiosa dei tecnici che riparano gli amplificatori e le chitarre. Ci ho pensato, sì, ci ho pensato, caro Scorpione, ma non me ne viene in mente un’altra. Sono tutti abbastanza simili, anche fisicamente: non molto alti, brizzolati, a volte col codino, cinquant’anni ma verso i sessanta, le scarpe da tennis, eterni ragazzi, vita sociale precaria. Riescono a tenerti in negozio per ore, diventa quasi un sequestro di persona. Ti raccontano il funzionamento della valvola, la storia della valvola fin dall’antichità, parlano di amplificatori che “hanno delle valvole così” (e mimano la grandezza delle valvole), l’ampli quando è potente lo chiamano “bestia”, dicono “se metti questo ampli a due poi chiamano la polizia”, scuotono la testa se gli racconti che l’ampli l’avevi portato altrove (“ma che lavoro ha fatto questo?!”), ti parlano dei loro gruppi preferiti, e chissà perché si va a finire sempre ai Deep Purple e quindi a Made in Japan. Così, per ore e ore. Non è un dialogo, no no, hai proprio l’impressione che questi tizi vogliano proprio parlare, sfogarsi. Si interrompono solo per un attimo, ma dura pochissimo, quando ti fanno l’apocalittica e mai risolta domanda “ma qual è il tuo suono?”. Tu provi a rispondere, ma loro sono già altrove. Naturalmente il più delle volte non risolvono il problema, ma sono bravissimi a trovare una scusa (“io la valvola te l’ho cambiata, ma perde di potenza…è elettrico, il problema è elettrico… non li fanno più bene come una volta questi ampli…altro che quelli degli anni settanta, ormai Fender ha solo il nome…ma è cambiato tutto…dove le trovi le band come la PFM, gli Area, i Supertramp…che tempi…”). Ecco, caro Scorpione, tu nel 2016 devi evitare in tutti i modi questo tipo di persone: quelle che parlano, parlano, e non ascoltano. Quelli che si sfogano. Quelle che ti investono delle loro indubbie (secondo loro) conoscenze, e ti fanno sentire un coglione. Senza diritto di parola.

SAGITTARIO

Io provo pena e sincera tristezza per tutte quelle persone che vedono sfumare, perché raggirati, tutti “i risparmi di una vita”. Purtroppo però non riesco ad associare con facilità e naturalezza la parola “risparmi” alla parola “vita” . E un po’ me ne vergogno. “I risparmi di una vita” mi suona più come “una vita di risparmi”, cioè spendere la propria vita, o parte di essa, a pensare, progettare, adoperarsi per risparmiare denaro. Naturalmente non penso mica che chi investe i suoi risparmi sia sempre uno speculatore. Magari investi i tuoi risparmi per pagarti un giorno un inserimento in struttura, ad esempio. Sempre che la fine sia lenta, naturalmente. Pensa ad esempio a una malattia che ti fa morire in tre mesi o meno. Non ti serviranno i tuoi risparmi. Forse, che ne so, vuoi pagarti una badante, un giorno. Ma magari ti troverai nella condizione di essere completamente non autosufficiente a causa di una grave malattia neurodegenerativa e quindi forse non avrai i soldi per pagarti le tre badanti necessarie, mica una. Non parliamo dell’infarto, non fai nemmeno in tempo a sbloccarli, quei soldi. Magari vuoi aiutare i figli. Ma anche in questo caso, i figli potrebbero non aver bisogno dei tuoi soldi, magari non li vogliono o ne hanno già di loro. Oppure potrebbero usarli per comprarsi la droga. In ogni caso, penso non sia giusto giudicare. Nel 2016, Sagittario, devi iniziare a pensare ai tuoi risparmi, e a investirli. Un investimento sicuro è OGGI, ripeto, OGGI, un abbonamento ai musei, libri per i tuoi figli, un disco di Ivan Graziani, un dvd di un film con Jeanne Moreau, un fine settimana a Nizza. Perché Nizza è un posto perfetto per fuggire via un weekend (cit.). Sono esempi, poi fai tu. Certo, non utilizzare tutti i tuoi soldi, non si sa mai. Anzi, se mi scrivi in privato ti consiglio un investimento sicuro. Una rendita da paura.

CAPRICORNO

Tanti anni fa prendevo spesso il treno. Ed è proprio lì che ho smesso di pensare alla poesia e alla bellezza del viaggio in treno, il guardare fuori dal finestrino, le stazioni, e tutta questa cosa alienante. Appena entrato nello scompartimento, mi ricordo, facevo finta di dormire per non parlare con nessuno, anche per ore tipo cinque. Non che non mi piacesse la gente: era per non rischiare di trovare affinità con il mio vicino di posto, per non sapere che sarebbe andato nel posto in cui andavo io, per non rischiare di avere delle persone in comune, per non dover parlare di lavoro, per non vivere un silenzio imbarazzato, per non fingere una vita che non vivevo (la tentazione era ed è sempre alta), per non scorgere la solitudine nell’altro e magari, cosa che mi avrebbe incupito pesantemente, l’allegria. Pessoa scriveva: “la libertà è la possibilità dell’isolamento”. Che poi il mio ora che ci penso non era isolamento, era solo un esperimento. Vedere se riuscivo a non parlare, io che parlo tantissimo. Poi, cresciuto, ho smesso con gli esperimenti, ho smesso di fare lo scienziato, di prendere i treni, di perderli, di entrare nelle stazioni, di uscirne. Caro Capricorno, nel 2016 dovrai ridimensionare almeno un po’ tutte quelle scene o quelle esperienze che il luogo comune rendono “belle”: il viaggio in treno, il tramonto, una cena con il tuo compagno/a, le terme con il tuo compagno/a, la tisana con un’amica/o. Sono esempi, è così per dire.

ACQUARIO

Il guanto di plastica da indossare prima di toccare la verdura al supermercato, io non lo butto mai via. Per fretta, o per pigrizia, io lo dimentico in tasca. Ma è una fortuna, in fondo è un sollievo, caro Acquario. Quel calduccio in tasca, che dopo alcuni giorni mi fa sudare l’inguine, mi riporta alla realtà. Metto la mano in tasca e tiro fuori il guanto. E smetto di pensare al vuoto della mattina, al gas da accendere e il sonno da spegnere. Smetto di pensare alla comodità della parola tristezza, e alla sua inevitabilità. Smetto di pensare agli errori che avevo intuito, alle intuizioni sbagliate e presuntuosamente mai ammesse. Basta così poco, un guanto di plastica, per riportarmi alla realtà. E iniziare bene la giornata. Da quanto non inizi bene la giornata, Acquario? Da quanto i tuoi pensieri ti rendono incapace di affrontare con serenità la quotidianità? Da quanto tempo sei stanco già alle nove del mattino, di quella stanchezza che ti fa perdere l’innocenza e il gusto del caffè? Nel 2016 cerca in ogni modo di far tutto per uscir di casa sufficientemente sereno. Se riuscissi anche ad andare a dormire sereno, sarebbe bellissimo. Ma non vedo al momento possibilità.

PESCI

Ogni mese, ogni fine mese, succede sempre la stessa scena. È il trenta, o il trentuno, e sta finendo il mese. In casa abbiamo, come quasi tutti, un calendario in cucina. Io lo guardo per un po’, poi mi avvicino lentamente e dico ad alta voce “beh, anche questo mese è passato, cambiamo pagina!”. Mia moglie mi guarda e mi fulmina e mi dice “ma no, non è finito, il calendario si gira quando il mese è iniziato, non mi piace prima!!”. Sembra sempre la prima volta, il fastidio di mia moglie è sempre incredibilmente fresco e nuovo. Anche solo perché rifaccio la stessa scena da anni, tutti i mesi, a mia moglie dovrebbe venire il sospetto che lo faccio apposta, solo per irritarla lievemente. E invece no, io faccio lo stupido, faccio la solita battuta e lei parte in quarta. Ci casca sempre. Cosa voglio dirti, Pesci? Due cose: nel 2016 non tirare troppo la corda con le tue battute, con i tuoi classici, con i tuoi gesti. E questa è la prima. Non è ancora arrivato il momento di cambiare pagina. E questa è la seconda.

Matteo Gorgoglione

E questi?

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