L’Oroscopo 2017 di Mago Matteo

oroscopo 2017

Questo è il terzo anno consecutivo. Che bello avere l’onore di ospitare l’Oroscopo 2017 di Mago Matteo (cioè Matteo Gorgoglione dei Là-Bas). Molti l’avranno già letto sul suo profilo Facebook, segno dopo segno. Sono orgoglioso di riportarlo tutto intero a beneficio del popolo del web che non ha ancora la fortuna di conoscerlo e si accontenta di quelli di Paolo Fox, Branko, Brezny eccetera. Amiche, leggete con attenzione, e la vostra vita migliorerà di brutto!

ARIETE

Non è amore. Non è amore un messaggino alle dieci del mattino che ti dice “amore, ricordati alle sei di ritirare la zucca e il cavolfiore”. C’è quella parola, “amore”, ma non basta mica. Perché tutto ruina sulla zucca e il cavolfiore. Mia moglie partecipa con sincero gusto a un gruppo di acquisto solidale. Dice che la rende felice, più consapevole. Ma soprattutto lo fa perché “mi piace incontrare le persone”. Dice che le piace parlare di ricette, di bambini. “Matte, mi rilassa”. Fa tutto lei, ordina e ritira. Alcune volte proprio non ce la fa, oppure le cose sono troppo pesanti (dieci inutili chili di arance di Sicilia). Mi chiama, mi scrive. “Vai a ritirare i broccoletti”. E io lì, alle sei, a guidare come un pazzo per arrivare in orario. Per portare del plasma? Per salvare un gattino finito nel fiume? No, per la zucca. Per una fottuta zucca. Arrivo di corsa, trafelato e sudato. Chiedo “c’è ancora la zucca?”. Poi vado via, e torno a casa. Mia moglie mi saluta, e poi inizia a coccolare la zucca. Mi dice “questa sì che è una zucca!”. Io dico “la più buona del mondo, ne ho viste tante di zucche, ma questa…”. Lei mi dice “sei proprio uno stronzo”. Quindi, ARIETE: il messaggino non è amore, siamo d’accordo. Ma tutto quello che accade dopo, a casa, è amore. Io le ho portato la zucca. Lei mi è riconoscente. Io ho sfidato tempo e intemperie. Lei è felice. E innamorata. Ecco, ARIETE: nel 2017 cerca di capire dove sta l’amore e dove no.

(The Vegetable Orchestra, “Transplants”)

TORO

Se io fossi cattolico, se frequentassi la chiesa e gli oratori, se avessi voglia di insegnare a qualcuno come si vive, come si muore e come si scopa (cosa che fanno i cattolici, chi più chi meno), penso che non perderei nemmeno un minuto per diventare, con mia moglie, quello che fa la testimonianza, cioè quello lì che insegna alle coppie che stanno per unirsi in matrimonio qual è il segreto di un matrimonio felice e duraturo. Mi divertirebbe un mondo, credo. Ma non sono cattolico. Però siccome ho fatto la cresima, e anche il chierichetto per una settimana, un consiglio sento di darlo, solo uno. Rispetto reciproco? No. Crescere insieme? No. Scopare tanto? Fuochino, ma quello è impossibile. Avere i propri spazi? Stronzate. Il segreto, per me, è andare a dormire insieme, sempre. Mettersi sotto le coperte insieme. Spegnere la luce insieme. Anche distanti, silenziosi, persi nei propri pensieri, ma insieme. Voi non sapete quante coppie si sono rovinate per: 1. La cannetta serale in solitaria, mentre lei dorme. 2. Le serie tv, mentre lui dorme 3. Il divano dove ti addormenti e ti risvegli alle quattro di notte perché ti esce quella bava gelida dalla bocca, mentre lei dorme 4. Il carrello di Amazon, che lei riempie frustrata, mentre lui dorme. Andare a dormire insieme: TORO, questa è la mia ricetta. Nel 2017 pensa e scrivi la ricetta perfetta per la felicità di coppia, anzi la tua ricetta per la tua felicità per la tua coppia. E cerca di metterla in pratica. Se non funziona, non è importante. Ma almeno sai quale sarebbe il tuo desiderio. Se sei solo, non importa: fallo lo stesso. Tanto non si smette mai di essere soli, soprattutto in coppia.

(Federico Fiumani, “La mia ragazza dorme la domenica mattina”)

GEMELLI

“Li senti, li senti anche tu?”. “Sì”. Il cielo stellato, la brezza estiva che sbrezzante soffiava, la sigaretta sotto le stelle. Io e mia moglie sotto la tenda, sul nostro materassino gonfiabile. E lì, fuori, una famiglia di cinghiali. Mamma cinghiale e i suoi figlioletti. Grufolano, bofonchiano, grugniscono giocondi nella nostra piazzola. Io mi piazzo davanti alla finestrella di plastica della tenda, spaventato e in trappola. Li guardo. Se esco, mi aggrediscono. Se rimango qui dentro, entrano e mi aggrediscono. Dico a mia moglie “Vai subito su google e cerca cinghiali in campeggio cosa fare”. Lei legge articoli e racconti di utenti: alcuni ovviamente dicono che è pericoloso. Altri dicono che non è pericoloso, pensa un po’. Il giorno dopo chiedo al tizio del campeggio cosa fare con i cinghiali notturni. Lui mi dice “fai squillare il telefono e vedrai che vanno via”. La notte successiva arrivano di nuovo, io allora prendo il mio vecchio Nokia e faccio suonare tutte le suonerie. “Nostalgia” non funziona. “Coconut” li lascia indifferenti. “Brikabrak” fa loro un baffo. Vanno via solo perché stufi. Il terzo giorno tornano, io li vedo arrivare da lontano. Allora prendo moglie e figlie, le metto in macchina e ci chiudiamo tutti dentro. Alle due di notte. Le bimbe, mezze addormentate, si mettono in automatico la cintura e mi dicono “Papà, ma dove andiamo di notte?”. Il giorno dopo ne parlo con le bimbe. La più grande mi dice “papà, ma perché non stai tranquillo una volta?”. GEMELLI, ma perché non stai tranquillo una volta? Perché ti agiti, perché tenti di risolvere le cose, perché ti credi onnipotente? Stai tranquillo, GEMELLI, stai tranquillo. Dio non esiste, siamo d’accordo. O magari si nasconde bene. Ma certamente non sei tu.

(Franco Battiato, “L’era del Cinghiale Bianco”)

CANCRO

La incontrai per caso una domenica mattina, in Piazza Statuto. La conoscevo di vista, non avevo mai parlato con lei o forse un ciao. Mi chiese se avevo voglia di accompagnarla a Rivarolo Canavese, dove abitava sua nonna. Io come sempre non avevo nulla da fare, prendemmo il pullman e andammo. “Lui è un mio amico”, disse. La nonna fu molto gentile. Mi offrì canestrelli e un bicchiere di Fanta. Passammo insieme l’intera giornata (io e lei, non la nonna). Verso sera ci baciammo, e da lì iniziammo a vederci. Dopo alcuni giorni mi regalò un walkman, stufa dei miei lamenti perché il mio era rotto. Fui felice. La ringraziai. Purtroppo, la sera stessa, di ritorno a casa, il walkman sparì dalla mia tasca. Me lo sfilarono così, sul pullman. Io non le dissi nulla, e iniziai a mentire senza ritegno. “Allora, funziona il walkman?”. “Una meraviglia, anzi grazie ancora”. “E perché non l’hai portato con te?”. “Me lo sono dimenticato”. Tutto così, per un mesetto circa. Vuoi la vergogna, vuoi perché sono un codardo, iniziai a pensare che l’unico modo per uscire dalla storia del walkman, era lasciarla. Non che andasse benissimo, per carità. Eravamo diversi, lei aveva mille interessi, io nessuno. Quella del walkman era una ragione in più. E quindi finì, e nessuno ne fece un dramma. Ora lei, nel suo piccolo, decide le sorti di questa città. Io, invece, sono un povero coglione come allora, non ascolto più musica con il walkman, certo, ma poco cambia. CANCRO, nel 2017 ti troverai ad affrontare una scelta non da poco: mentire, e ti costerebbe poco, oppure dire la verità, e ti costerebbe carissimo. Cosa farai? Non lo so, io mi fermo qui. Non ti invidio, CANCRO, non ti invidio.

(Blur, “Music in my Radar”)

LEONE

Una cosa che chiedo sempre a tutti, quasi tutti, prima o poi, è questa: “Hai presente lo scotch che metti sui muri prima di dipingere? Quando lo stacchi?”. Le risposte sono varie, ognuno ha la sua. C’è chi lo fa subito, con la vernice fresca. C’è chi aspetta un po’. C’è chi lo stacca dopo giorni e giorni. C’è chi lo stacca con grazia, chi lo stacca con violenza, chi con una onesta speranza di riuscita. C’è qualcuno che si dimentica di farlo, e ne rimane un pezzettino. C’è chi ha paura di quel momento. C’è chi, fiero, se ne frega. La cosa che accomuna tutti è che tutti sbagliano. A un certo punto, c’è quel pezzettino di scotch che si porta via il colore e l’intonaco. Dove tu rimani così, immobile. Perplesso. Arrabbiato. LEONE, quel momento è arrivato. Devi strappare via lo scotch, devi mettere la parola fine a quel lavoro che hai iniziato, a quel discorso solo accennato, a quel rancore covato da lungo tempo e mai davvero esplicitato. Ti porterai via un pezzo di intonaco, e questo ti farà soffrire. Sarà inevitabile, e tuttavia il fatto che sarà inevitabile non ti sarà di consolazione.

(Ombretta Colli, “Il Muratore”)

VERGINE

Quest’anno, a partire dal corrente anno scolastico, ho voluto fare le cose per bene. Basta corse la mattina! Sempre di corsa, troppo poco tempo per la doccia, per i fondamentali cinque minuti di Supertennis, poi metti le galosce, no le galosce no, non trovo la sciarpa, hai firmato il diario. Uno stress! Basta fare le cose di fretta! Ci vuole serenità e spensieratezza! Allora ho pensato di preparare la colazione la sera, prima di andare a dormire. Preparo sul tavolo tazze e biscotti, tovaglioli e cucchiaini. Preparo la macchinetta del caffè. Così, quando mi sveglio, oplà, in un attimo è fatta. Sembra quel tavolo di quegli alberghi di Rimini, o quegli agriturismi freddi e sconfitti, dove quando arrivi la sera trovi già tutto preparato per la colazione della mattina successiva. La macchinetta del caffè, dicevo, è già lì pronta. Non fosse che quando mi sveglio, mi chiedo sempre; “ma ieri sera ho preparato la macchinetta del caffè?”. Allora la riapro di nuovo, guardo se dentro c’è l’acqua e il caffè, e puntualmente faccio cadere un po’ di caffè e un po’ di acqua sul lavello, e quindi mi tocca pulire tutto. E perdo quel tempo che pensavo di guadagnare. VERGINE, la scelta è questa: o cerchi di fregare il tempo, o lasci stare e dal tempo ti fai guidare. Devi scegliere se trovare il tempo per fare le cose, o scegliere di perdere tempo. Accettare con gioia che il tempo si perda, o vivere per perderlo. Bisogna averlo, il tempo, per riuscire a perderlo, come sai. Sembra facile, ma non lo è.

(Cyndi Lauper, “Time after Time”)

BILANCIA

Jean Pierre Léaud è il mio attore preferito. Passano gli anni, ma lui sta sempre lì, nel mio cuore e nel mio immaginario. Jean Pierre Léaud è Antoine Doinel nei film di Truffaut. Un bambino nel primo, e poi giovane adulto e poi uomo. Ho visto e rivisto quei film, e ogni volta quello sguardo stralunato, ribelle e sconfitto, mi meraviglia e mi commuove. L’alter ego di Truffaut, come da tutti riconosciuto, ha avuto nella sua carriera molti alti, e tremendi, esiziali, catastrofici bassi. Aki Kaurismaki, che di pazzi se ne intende, lo chiamò per recitare nel film “Ho affittato un killer” (1990). Fu difficilissimo: Léaud era sempre sull’orlo di una crisi di nervi, “straniero in un paese straniero a parlare in una lingua straniera con una troupe straniera”. Era il primo film dove per davvero non recitava da Antoine Doinel, con quella sua recitazione esasperata e barocca. Ma sto divagando. In “Baci rubati” di François Truffaut, Antoine e Fabienne stanno parlando. Antoine dice: prima di morire, mio padre fece segno al suo medico di avvicinarsi, e gli disse “La gente è formidabile”. E poi è morto. Ecco, BILANCIA, tieni a mente questa frase per tutto il 2017: la gente è formidabile. Subisci un torto? La gente è formidabile. Ti tagliano la strada? La gente è formidabile. Ti senti infelice? La gente è formidabile. La gente è formidabile, tu sei formidabile.

(Stromae, “Formidable”)

SCORPIONE

Io lavoro solo con gente sfiduciata, disperata, sola. Lavoro qui da anni. Ogni giorno apro la porta dell’ufficio, c’è chi suona, chi arriva, e chi va. Mi parlano dei loro problemi, tutti. Mi chiedono un aiuto, tutti. Cercano l’assistente sociale. L’assistente sociale non c’è mai, questa è la regola base del Servizio Sociale. Quando non c’è, le persone si contentano di parlare con me, a volte così tanto per fare. In questi anni mi è capitato di tutto, di tutto. Arrivano persone che chiedono soldi, una parola di conforto, chiedono di vedere figli che non possono vedere, eccetera. Un mese fa arriva una ragazza molto bella, due occhi neri e profondi, disperati. Eravamo io e D., una mia collega. La ragazza mi chiede di parlare con l’assistente sociale. Non c’era per davvero, era in colloquio. Mi dice, con gli occhi lucidi: “Senti, io ho questo problema qui…un mio parente…sta male, sta peggiorando, è a letto…è capitato tutto all’ improvviso”. Io le dico “Posso dire che è passata, lo riferisco all’ assistente sociale”. Lei mi dice con tristezza “ok, grazie…sai, non ci stiamo più con la testa, a casa”. L’accompagno alla porta. Sulla porta mi dice: “vabbè, tanto ci vediamo, no?”. Io faccio “?”. Lei mi dice “guarda che vieni tutte le mattine al bar a prendere il caffè, te lo preparo io!”. Io la guardo bene: “ah, non ti avevo riconosciuto…”. SCORPIONE, qui voglio parlare di due cose: io negli occhi della gente vedo solo… e non riesco a guardare le cose in un altro modo. Anche tu? Ultimamente sì, vero? La seconda è che la stessa bella ragazza, senza che smettesse di essere bella, io non l’ho riconosciuta. Avevo sempre visto il suo sorriso, non immaginavo il suo pianto. L’anno che verrà ti farà riflettere sul tuo sorriso, SCORPIONE, e sul tuo pianto. Sulla maschera che, come tutti, indossi con la gente. Quella maschera che però ti ha reso, da troppo tempo, lievemente sconosciuta/o a te stessa/o.

(Bobby Solo, “Se piangi, se ridi”)

SAGITTARIO

Non è facile stare solo. E io sono sempre solo, in macchina, al lavoro, e anche altrove. Quando stai solo a lungo, quando non parli con nessuno per ore e ore, tendi a pensare di essere invisibile. E un po’ lo sei. La gente non ti guarda, continua indaffarata a fare le sue cose, stupide e non, come me, come tutti. Da anni mangio vicino a quattro impiegate monelle vagabonde, che se la contano e spettegolano come se non ci fosse un domani (e purtroppo, un domani non c’è per davvero, per loro, per me e per voi). Abbiamo attraversato insieme tutte lo loro fasi amorose, io da uditore e loro da protagoniste. L’amore finito dopo lunghi anni, il rancore, la pazza gioia, di nuovo l’amore eccetera. In questi anni una di loro è diventata mamma, e mi sembra contenta. Le altre tre si trascinano stanche in relazioni fatte di bla bla bla e di noia. La cifra tipica dei loro discorsi è che “lui dovrebbe cambiare, e non cambia”. È che “lui dovrebbe pensare meno a se stesso, e non lo fa”. È che “lui che dovrebbe cercarmi di più, e non lo fa”. Queste ordinarie sventure, ecco. Ciò che mi colpisce è quando una di loro inizia con i lamenti. Le risposte tipiche delle amiche sono di due tipi: la prima è “perché non conosci il mio Toni!”, la seconda è “anche per me è un brutto periodo con Giorgio”. Io ormai me le aspetto, tanto che dopo tutti questi anni non riesco più a capire se si lamentano tutte quante per davvero, o è un normale gioco delle parti. Cosa c’è di finto? Cosa c’è di vero? SAGITTARIO, a volte per comodità, a volte per pudore, tendiamo a conformare i nostri sentimenti a quelli degli altri. Nulla di nuovo, mica sto dicendo la cosa più geniale del mondo! Però la cosa più geniale, forse, è vivere con forza i propri sentimenti, e mai dire “anche per me è così”. Non è mai esattamente così, SAGITTARIO, è sempre un po’ di più o un po’ di meno, più spostato, più profondo, più scuro, più chiaro. Nel 2017 cerca di essere nuovo ai tuoi occhi, ok?

(I Nemici, “Apprendere sventure”)

CAPRICORNO

Velocemente, come mai in vita mia, presi una decisione. Quella di andare a vivere con quella “donna bassina e perduta”, quella donna che poi sposai due anni dopo. Non me lo feci dire due volte. Presi i miei quattro stracci, la mia chitarra scordata, delle tazzine, e corsi da lei. I primi giorni mi guardai intorno, non era ancora casa mia, in fondo. Quando ero solo in casa aprivo gli armadietti, per vedere cosa c’era dentro e imparare a mettere in ordine le cose. Quello sopra il piano cottura era veramente singolare: dentro c’erano stipati fino all’inverosimile lattine e lattine di caffè. Vuote. Decine e decine. Le chiesi “Ti piacciono le lattine vuote?”. Lei mi rispose “Le adoro”. Io sorrisi, e dissi qualcosa tipo “Ma tu sei svitata”, sottintendendo “Sei matta e irresistibile, amore mio”. Le lattine rimasero lì per molti mesi. Il tempo passava, gli affitti iniziarono a essere divisi in due, qualche tazzina iniziò a rompersi, ma comunque eravamo molto felici. Un giorno aprii quell’armadietto, e di nuovo vidi tutte quelle lattine. Dissi: “Senti, capisco che ti piacciono, ma qui non ci sta più niente”. Lei mi disse “Ma davvero le vuoi buttare?”. Io, “mi dispiace, ma non c’è spazio”. Ne buttai via la metà, nessuno pianse. Poco dopo tempo pensai che c’è sempre quel momento in cui tutto cambia: è il bello della vita, in fondo. Le lattine del caffè erano la sua precaria e felice spensieratezza, ora quell’armadietto borghese mezzo vuoto la “meravigliosa” vita adulta. Caro CAPRICORNO, qual è stato quel momento in cui sei cresciuto, qual è stato quell’attimo in cui è cambiata la tua età? Pensaci. Nel 2017, secondo le mie previsioni, ci sarà nuovamente quell’attimo, quel momento, in cui tutto o quasi cambierà. Nell’attesa, metti su la macchinetta del caffè.

(Frank Sinatra, “The coffee song”)

ACQUARIO

Jacques Brel è stato il più grande cantante di tutti i tempi. Questa cosa ormai, ACQUARIO, l’hai capita. Lo sai che quando il pubblico comprese di trovarsi di fronte al più grande di tutti, lo sai che quando, appena trentaseienne, diventò “gigante” e non più “cantante”, Brel si ritirò dalle scene? L’ultimo suo concerto fu il delirio, fu l’apoteosi. Lo richiamarono sul palco sette volte. Fu costretto a rientrare sul palco con l’accappatoio e i calzini. Mormorò solo: “Grazie, tutto questo giustifica quindici anni d’amore”. Quindici anni di talento superbo: le mani mobili e immortali, le labbra attaccate al microfono, il corpo contratto in mille gesti. Nei suoi concerti Brel è sempre illuminato da un faro bianco, che si spegne nel momento in cui lui smette di cantare, quando finisce la canzone. Il buio. E poi riprende la luce: Brel si spoglia di una canzone e ne indossa un’altra. A Limoges gli viene chiesto il perché dell’addio alle scene. Risponde: “Faccio tutto ciò per il silenzio, per tornare ad amare il mio silenzio”. ACQUARIO, da te mi aspetto un 2017 in cui torni ad amare il tuo silenzio, e il silenzio di chi ti sta vicino. E che tu possa anche “tornare ad amare il suono della pioggia come clavicembalo nello stagno, che suona pagine di luna e assomiglia al tuo canto”: questo è Brel.

(Jacques Brel, “Jacky”)

PESCI

Caro PESCI ti racconto una storia. Solo a volte riesco a sentirmi un uomo adulto, da sempre mi sembra di esserlo solo in superficie. Fintamente impegnato e serio. E non provo rabbia per non esserlo per davvero, e non sento nostalgia perché non lo sarò mai. Sono solo un tipo che riesce a passare, vanitoso, tra quello che non è, quello che non è mai stato, e ciò che non sarà mai. Stamattina un signore anziano non riusciva a uscire dal parcheggio. Io camminavo per andare al lavoro, con la testa all’insù e la noia all’ingiù. Mi sono accorto, e non so come, che cercava il mio aiuto. Mi sono messo dietro la sua automobile. Lui faceva manovra, io dicevo “vieni vieni vieni” e“stop stop stop destra destra sinistra sinistra”. Ho mosso il mio braccio nell’aria, con grazia e con sapore nostalgico. Ho battuto più volte la mano sulla sua automobile pronunciando “bò, bò,bò”. Infine è uscito dal parcheggio. Poi mi ha salutato con la mano: il segno di una provata riconoscenza seppur senza conoscenza. Ero felice. Questo per dire che forse non fa per me, la vita. Sono bravo solo a roteare con grazia il mio braccio, nell’aria pesante di questo mondo, per far uscire un signore dal parcheggio. Di più non so fare, di più non so pensare. Caro PESCI, il tuo 2017 sarà faticoso. Piccole soddisfazioni, minime gioie, un anno in cui ti chiederai più volte “ma io sono bravo/a?”. Vivrai di piccole domande, di serate minime e perdute, di piccole tenerezze che ti renderanno allegro/a, che ti renderanno tuttavia felice, almeno per un istante.

(Francesco de Gregori, “La leva calcistica della classe 68”)

E questi?

2 commenti

  1. Lo confesso: appartengo ai PESCI. E Mago Matteo ha messo spietatamente a nudo la mia natura più intima. Un po’ mi pento di aver letto il suo oroscopo… ma so che presto la tristezza svanirà. Non è poi così brutto essere un PESCI.

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