McCartney

mccartney 1970

Chi se ne frega se sono Paul McCartney. Chi se ne frega se suono nei Beatles. Tanto i Beatles stanno morendo. John, da quando sta con la giapponese, si è completamente rincoglionito. George crede ancora a tutte quelle frottole indiane sulla meditazione. Ringo è l’unico con cui si può ancora parlare, ma lui è amico di tutti (e gli conviene, perché tutti sanno suonare la batteria meglio di lui).

Te l’ho detto: non me ne frega più niente. Gli anni sessanta sono finiti. I Beatles sono finiti. Rock’n’roll: fatto ✓. Donne: fatto ✓. Droghe: fatto ✓. Baronetto del Regno Unito: un po’ mi vergogno, ma fatto anche quello ✓.

Gli altri hanno deciso di pubblicare un album, “Let it be”, che potrebbe anche essere decente se il nuovo produttore che hanno voluto non mi avesse rovinato le canzoni (a proposito: denuncerò Phil Spector per pessimo gusto, e appena possibile farò uscire l’album in versione “naked”). Non voglio più avere a che fare con tutto questo. Sparite dalla mia vita.

Sai che faccio? Brucio tutti sul tempo e dico che lascio i Beatles. Faccio quello che se ne va per primo, che non ha più bisogno degli altri. Già mi immagino quella fighetta di George a leggere il titolo sul giornale: McCartney lascia i Beatles! “Maledetto, l’ha fatto prima lui!”. E poi davvero, non ne posso più delle lagne pacifiste di Lennon, e neanche dei suoi ridicoli tentativi sperimentali. Lennon, sperimentami stocazzo, io me ne vado!

Chi se ne frega se sono Paul McCartney. Mi chiudo in casa e suono da solo. Registro un disco, tutto mio, solo mio, finalmente. Faccio tutto da me: chitarra, basso, piano, pure la batteria (chiunque la sa suonare meglio di Ringo). Sarà come stare in vacanza. “Linda, vieni a fare un coretto!” e mia moglie è contenta. Quando ho un’idea la registro subito. Buona la prima. Mi diverto.

In realtà ho solo due canzoni fatte e finite: “Every night” e “Maybe I’m amazed”. Tutto il resto è roba lasciata a metà, pezzi di mozziconi di avanzi che so già che non concluderò mai. Qualche anno fa li avrei riciclati per finire le canzoni di Lennon, ma ora a quello non gli darei nemmeno un giro di do. Pazienza, butterò qua e là un po’ di strumentali, come fanno tutti. Come percussioni uso qualche libro, zero sbattimento. Un paio di giretti blues, che fanno sempre buonumore. Te l’ho detto: mi diverto. E poi ho una chicca che… no, questa non te la dico.

Vabbè te la dico. È un giretto di chitarra semplice, ma favoloso. Mi piace più di quello di “Blackbird”. L’avevo composto due anni fa ma ovviamente gli altri me l’avevano bocciato. Ci ho messo delle parole sopra, l’idea mi è venuta una volta che guardavo un mucchio di rifiuti fuori da un negozio. E allora l’ho chiamato “Junk”, spazzatura. Sai che non so se preferisco la versione strumentale o quella con le parole? Magari le metto tutte e due.

Capito? Spazzatura. Magari tutti ascolteranno sto disco e diranno che è spazzatura, che sono gli scarti di quando stavo nei Beatles. E allora? Non me ne frega niente. Come lo chiamo? Non me ne frega niente. Anzi sai cosa ti dico, lo chiamo “McCartney”, e basta. E adesso prova tu a fare qualcosa di meglio della spazzatura di McCartney.

E questi?

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