L’ultima spiaggia

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Il caldo. Il mal di testa sotto il sole. La sabbia che scotta sotto i piedi. La faticosa ricerca di un fazzoletto di spiaggia libero per stendere l’asciugamano. I bambini che corrono schizzandomi la sabbia addosso. La difficoltà nel trovare una posizione comoda. Il brusio della gente che non mi fa dormire. Le scottature. Lo spalmarsi la crema sulle zone inarrivabili della schiena. L’odore diffuso di crema solare al cocco. Arriva quello del coccobello. Quelli che tengono la musica accesa. Quelli che si esibiscono nella tecnica di conficcare l’ombrellone ben fisso dentro la sabbia. Le vacanze al mare sono per me foriere di sforzi e disagi, eppure gli amici sembrano divertirsi come matti! Siete matti! La mia presenza è sempre stata da interpretare come un profondo legame d’affetto nei vostri confronti. Vi voglio bene, anche se non vi capisco.

Date le premesse, pochissimi salti di gioia apprendendo che la rinascita dei Murazzi sul Po consisteva nel metterci una spiaggia (per poi tuffarsi dove? Io ritengo la spiaggia un’area tecnica di transito finalizzata al tuffo in acqua, non è così?). Inoltre mi aspettavo una banchina completamente coperta di sabbia, invece passandoci una mattina ho visto che la “Murazzi beach” era una zona relativamente piccolina. Comunque devo dire che tra sdraio, docce, campetti da beach volley e beach soccer, effettivamente uno poteva provare un’esperienza fac-simile della vacanza al mare.

Più interessante è forse l’iter che ha condotto a tutto ciò. Ricordo le mobilitazioni dei senatori della movida torinese (“Riprendiamoci i Murazzi”, “la cultura” etc) culminate con un concertone in piazza dove sono anche stato. Poi non ho capito cosa sia successo, il sindaco ha promesso cose, ma gli assessori o i privati o chissà chi altro non trovavano un accordo. Insomma i Murazzi dovevano risorgere a maggio, si è dovuti aspettare la fine di luglio. Dunque, trovandosi con l’acqua alla gola (battuta), qualcuno ha avuto l’idea parigina e peregrina di cui sopra. L’importante era iniziare, immagino, mantenere la promessa, far vedere che quelle del sindaco non erano solo bla bla.

Per riprendersi la cultura + bla bla, la spiaggia era l’ultima spiaggia.

E invece della spiaggia, la pioggia. Invece degli ombrelloni, gli ombrelli. Due giorni di acquazzoni hanno travolto tutto, la sabbia è defluita nel fiume, le foto del fattaccio trionfavano sui social. Tra parentesi, per esperienza personale, ogni volta che c’è un grande evento, preferibilmente Traffic o Jazz Festival, a Torino piove. Qui non c’è bisogno delle previsioni del tempo, basta leggere il MySpiace, signora mia!

Eppure, da non amante né delle spiagge né del sindaco, il diffuso sbeffeggiamento del giorno dopo per l’inglorioso sfacelo mi sembrava un po’ uno sparare sulla croce rossa. Ho più simpatia per quei ragazzi delle associazioni che si sono impegnate all’interno di questo strano progetto. Poi quelli che deridono non mancano mai, magari senza cattiveria, ma resta sempre tutto tipicamente torinese, sotto questo velo non di autoironia ma di autosarcasmo. Vi voglio bene, anche se non vi capisco.

E adesso? Se un giorno finirà di piovere, rimetteranno la sabbia? Ai Murazzi solo una cosa avrebbe senso, chiunque vorrebbe un ritorno di Giancarlo e altri locali storici, tutto il resto è fuffa. Ma è ovvio che gli orientamenti comunali sono non certo di riaccendere la notte, piuttosto addormentarla e “normalizzare” la zona adeguandola a un innocuo passeggiocazzeggio diurno.

Un brain-storming-postumo per nomi smart, friendly, creativi, insomma orribili: “Muri di sabbia” – “E…state alle arcate” – “Un Po di mare” – l’antagonista “Sponda anomala” o il torinesissimo e brutterrimo “SpiaggiaTò”. Ma forse il massimo è “L’ultima spiaggia” anzi lo metto come titolo.

E questi?

1 commento

  1. auto-cazziatone: la spiaggia è ripristinata normalmente, dunque il presente è in lizza per la palma di post più inutile della storia. ho scritto una polemica sulla sabbia. però il senso della chiacchierata ha validità imperitura. le previsioni del tempo hanno deciso che pioverà ancora, quindi chissà che non valga pure come post-postumo!

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