Litfiba, tornati insieme

L’altro giorno mi trovavo davanti alla vetrina della Fnac di via Roma, dove è esposto il disco appena uscito dei Litfiba. Passano due ragazze (probabilmente ventenni ma che ne dimostravano il doppio). Il loro dialogo è stato questo:

– cos’è questo disco?

– Litfiba

– ah… non lo conosco

Non “lo” conosco? Sei pazza? E’ un gruppo, non è un cantante, tipo Ligabue! La comicità dello strafalcione nasconde però una realtà più amara, cioè la sconfitta di tutta una storia del rock italiano e di un pubblico devoto che ha affrontato una delle scissioni più dolorose della musica italiana, e nel tempo della ritrovata armonia il pubblico giovane si dimostra indifferente, ignaro e cazzomenefreghista. Vabbè, esagerato…

Ma il divorzio tra Piero Pelù e Ghigo Renzulli non era mai stato del tutto superato dal pubblico, come quello negli 883 tra Max Pezzali e Mauro Repetto. Il paragone è ingeneroso ma me ne assumo le responsabilità. “Litfiba tornate insieme” cantavano Elio e le storie tese in un pezzo nella cui registrazione avevano partecipato gli stessi Piero e Ghigo, segnale che forse la reunion non fosse un’utopia.

Non sono mai stato un aficionado del duo fiorentino, conosco poco la loro storia, ho solo una generica infarinatura sul fermento nella Firenze anni 80 dei Litfiba e Diaframma (i rispettivi nuovi dischi, guarda caso, sono usciti contemporaneamente). I primi ascolti risalgono alle medie, i Litfiba erano molto ascoltati dai miei compagni di scuola – una mia compagna sosteneva si pronunciassero “litfaiba” – ma in me non hanno mai completamente attecchito, anche se conosco i maggiori successi. La maggior parte dei fan considera l’album “Terremoto” lo spartiacque tra i Litfiba cazzuti e i Litfiba commerciali. Col passare del tempo gli “huah” di Pelù diventavano sempre più zarri, e i tapping di Ghigo sempre più lenti e mollicci (uno stile chitarristico davvero minimo e al limite del risibile, eppure nei pezzi più famosi i suoi riff sono in primissimo piano e costituiscono i veri “ritornelli”, come in El Diablo o Fata Morgana o altri). Arrivarono a pubblicare il pur decente Mondi Sommersi, e il disastroso Infinito, che contrariamente al nome segnò la definitiva rottura tra i due nel 1999. E’ buffo, proprio i nomi di dischi che sottendono un’idea di “eternità” spesso preludono ad uno scioglimento del gruppo, come “Forever” delle Spice Girls, il paragone è ingeneroso ma la gnocca è pur sempre la gnocca.

Nella spartizione dei beni, Ghigo ha mantenuto il nome Litfiba, e a Piero è rimasto il logo del cuore con le corna. Un po’ come se i Rolling Stones si sciogliessero, e Keith Richards ottenesse il marchio Rolling Stones, e Mick Jagger il famoso logo della linguaccia. Il paragone è ingeneroso ma stavolta a debito dei Litfiba.

La carriera solista di Peluah è stata alti e bassi. Il suo personaggio costituiva un’alternativa rock al presobenismo equo solidale di Jovanotti (ricordate “Il mio nome è mai più” con lui e Ligabue?). Dopo il debutto fulminante – “Io ci sarò”, “Toro loco” e “Bomba boomerang” alcune delle hit più rappresentative – ha intrapreso un lento declino, una collaborazione con Anggun e altri dischi destinati alla muffa nei cassettoni degli autogrill.

Dall’altra parte Ghigo ha riformato la band con un nuovo cantante, ipotetico sosia di Pelù anche nella voce, tale Gianluigi “Cabo” Cavallo. Indimenticabile il debutto “Elettromacumba”, primo estratto di un rock patacca e inconsistente che ha segnato tutto il loro percorso, che in seguito ha visto un ulteriore cambio di cantante ma non chiedetemi chi fosse perchè non ne ho idea, probabilmente nemmeno Ghigo se lo ricorda.

Dieci anni dopo la rottura i due si sono riappacificati, con grande gioia dei fan dei Litfiba (e di Elio e le storie tese). Sicuramente ha giocato un ruolo decisivo il fallimento dei loro progetti precedenti, ma è anche vero che sono tornati con un tour che ha raccolto affluenze oceaniche e il loro nuovo singolo, “Sole nero”, ditemi quello che volete ma spaccava. Ora i due sono di nuovo culo e camicia nelle interviste, con la toscanaccia simpatia di Piero e il serafico aplomb di Ghigo, sembrano di nuovo davvero inseparabili. Il disco sinceramente non l’ho ascoltato, è uno di quelli che sento cosa ne pensano gli amici e poi penso più o meno quello che pensano loro per avere comunque alcune opinioni da aperitivo ma l’importante è che stiano tutti bene.

Ecco, ho pensato che è brutto che le due ventenni/quarantenni della Fnac non conoscessero tutta questa storia. Poi ho riflettuto che il “lo” di “non lo conosco” poteva banalmente riferirsi al disco e non ai Litfiba… in questo caso allora vale anche per me e tutta questa chiacchierata è dunque completamente inutile, pardon

E questi?

8 commenti

  1. eh eh plinio non sarai un afecionado ma qualche falo’ , birra e chitarra al suono di “Lacio Drom” lo hai fatto anche tu, o sbaglio? Ciao da Ceres

  2. avrei fatto volentieri a meno di questa reunion…

    comunque alcuni miei compagni di classe sostenevano che litfiba significasse L’ITalia FInisce a BAri

  3. auto-cazziatone: ieri al traffic hanno suonato la trilogia del potere, che 2 anni fa quando scrissi tutto ciò pochissimo conoscevo, ed è stato un concerto travolgente, e tutto il resto sono solo chiacchiere

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