Le rose di pietra

In queste 36 righe ammucchio tutte le cose che so sugli Stone Roses.

Le reunion sono un’idea poco esaltante. Come la festa in quel posto dove dieci anni fa ci eravamo tanto divertiti o come la cena degli ex compagni di classe. La reunion si basa sul concetto “proprio come una volta” ma ovviamente non è così. Vent’anni dopo, un giro di concerti sold out è relativamente facile da ottenere, ma non si capisce se è il gruppo a fare un piacere al pubblico o il pubblico a fare un piacere al gruppo.

Al Torino Film Festival mi sono comunque visto il film del tour della reunion, Made of Stone, che ritrae quattro cinquantenni ex rockstar con un po’ più di senso dell’autoironia rispetto a una volta, quando pensavano di essere la più grande band al mondo. Ma anche la più grande band al mondo non potrà mai essere famosa quanto Gesù Cristo, il quale come tutti sanno era famoso quasi quanto i Beatles. Scendendo un po’ ma non di troppo, ecco fotogrammi di Eric Cantona con birretta e siga, Liam Gallagher esaltato perché i Roses si riuniscono e il City è in testa al campionato, e chissà quali altri vip britannici presenzialisti che però non conosco.

Musicalmente parlando, tra stelle/strisce e union jack voto union jack. Tra Londra e Manchester voto Manchester. Tra Joy Division e Smiths voto Smiths anche se è un paragone senza senso ma per tali band gli Smiths c’entrano sempre e bisogna scriverli e allora: fatto. Queste battute di spirito alla Nick Hornby avrei potuto risparmiarle, comunque non mi legge quasi nessuno quindi sono libero di elevare a leggi i miei inutili gusti e di scrivere qualunque balzana e bizzarra teoria mi venga in mente sulla musica rock.

Per esempio che gli Stone Roses sono l’anello mancante tra gli Who e gli Oasis. Avrebbero potuto chiamarsi Whoasis. Quel pezzo degli Oasis che mi ipnotizzava con le sue distorsioni grezzone, “Hey now!”, altro non è che un wannabe “I wanna be adored”. Degli Who invece rimane il modello “chitarrista creativo + cantante tappo” e secondo me anche “batterista bravo” perché uno come Reni che ti fa correre in quel modo anche i pezzi più zoppicanti, non lo trovi in giro. A proposito di Reni, nel film non si capisce bene come e perché abbandoni il tour per tornare alla fine come niente fosse. O probabilmente non l’ha davvero capito nessuno e neanche lui, e allora va bene così.

L’unica cosa che conta di tutte le cose che so degli Stone Roses, in realtà, è che “quel” disco, quello che si chiama come loro, il quasi primo e quasi unico, anche adesso che lo ascolto un quarto di secolo dopo, su cd masterizzato perdipiù, nell’attuale era delle reunion perdipiù, rimane un capolavoro, pezzi rotondi e lineari ma baciati dalla grazia degli dèi, ispirazione perfetta, fame di fame (inglese fèim). Pure ascoltato al momento sbagliato nel posto sbagliato, si sente che era davvero la roba giusta al momento giusto.

Questo autunno, combinazione nel periodo del TFF, vendevano le magliette Stone Roses da Pull & Bear con quel bel limone tagliato a metà, che fa molto mela dei Beatles. Ecco, se avessi pubblicato questo post al momento giusto nel posto giusto, avrei aumentato le possibilità di ricevere un bel regalo di compleanno. Invece niente, arriva adesso, chissà magari coi saldi.

E questi?

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