Lavoratori? Prrr #5 – B-sides & rarities

lotteremo fino alla

Corsi di chitarra e di musica. Ripetizioni di matematica. Barman, cameriere. Inventari di Decathlon. Varie cose nelle risorse umane. Etc etc. E’ ancora lungo il curriculum alternativo dei lavori alternativi, che in realtà nel dolce tempo perso dietro all’università, alle chitarre, alle ragazze, mi salvavano il mese.

Per esempio, millenni fa raccoglievo le firme di entrata ed uscita in un corso di somministrazione alimentare che si svolgeva di pomeriggio in una scuola. Durava tre ore, nel frattempo dormivo sui banchi dell’aula accanto.

Per esempio, ho suonato blues alla festa di via Monginevro, è stato uno sbattimento epocale: una giornata intera in piedi a suonare la chitarra ininterrottamente, classiconi tipo “Cocaine” di Eric Clapton ad oltranza, con la mia mano ancora più lenta della sua.

Per esempio, in un agosto economicamente molto buio ho lavorato in un cinema multisala come maschera (figura professionale che si occupa di staccare i biglietti a chi entra in sala). Mi hanno dato la divisa da indossare, una sorta di tuta da marinaretto che ero tenuto a restituire, ma anni dopo uso ancora come pigiama. Anche qui si passavano le ore in piedi, ma non era raro che le serate di lavoro finissero prima del previsto a causa di frequenti black-out che interrompevano i film, mandando su tutte le furie gli spettatori, i quali dovevano tornarsene a casa accontentandosi di un film interruptus.

Per esempio, avevo iniziato uno stage per… uno stage? Ah ah! MAI fatto stage, baby…

Per esempio, per alcuni mesi ho “gestito” un impianto sportivo (2 campi di calcetto), ma di pomeriggio quando non veniva quasi nessuno. Dunque svolgevo lì le lezioni di chitarra. Le volte che veniva qualcuno a giocare, spesso toccava giocare pure a me perchè non erano abbastanza da arrivare a dieci. Poi ho avuto la pazza idea di fare un corso per arbitro di calcetto (si guadagnava assai bene) ma ero così bravo che sono durato solo una partita. Infine mi sono rotto il legamento crociato anteriore sx, risolvendo così tutto.

Per esempio, ho collezionato ben tre giorni di sopravvivenza in un call center, anni fa ne parlai qui.

Ma molti di questi impieghi, per cui vanagloriosamente millanto il pochissimo impegno, non significavano propriamente precarietà perchè spesso li accostavo al “lavoro vero”, a cui rimango fedele ormai da anni. I ricordi comunque rimangono, come vecchi vestiti nel guardaroba, talmente frusti da non essere più indossabili, ma che mai e poi mai butterei via, perchè ne rimango in qualche modo legato forever. E con questa chiusa nel segno della malinconoia termino senza dubbio questa pentalogia di kazzi miei.

That’s all folks!

E questi?

5 commenti

  1. bravo paolo, da quando la tua amica corvina straparla solo di diritto del lavoro, hai migliorato la tua proprietà di linguaggio in merito all’argomento.

    e rigurdo alla rottura del legamento, lo sai, era l’unico modo per fermarti, baby

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