Lavoratori? Prrr #1 – Volantini

Nei miei anni di università e precariato annovero infiniti lavori socialmente inutili, tra cui il volantinaggio.

La prima esperienza è stata per conto di uno psicologo che organizzava corsi ma il carico di lavoro era talmente intenso e la paga talmente bassa che dopo poche ore l’ho chiamato per licenziarmi. Il commento dell’astuto psicologo: “Lei è inadatto a questo lavoro”.

E non solo a questo, caro! Eppure la mia radiosa carriera nella distribuzione di volantini era appena cominciata. Ho lavorato persino per la Cepu, più o meno nel periodo in cui Bobo Vieri era il più credibile dei testimonial. All’epoca avevo un’idea geniale: lavorare contemporaneamente per due o tre aziende, in modo da guadagnare il doppio o il triplo mettendo volantini nelle stesse zone. Ma come tutte le mie idee geniali, è rimasta per sempre sospesa nell’iperuranio, in attesa di essere scritta su un blog tipo questo.

L’esperienza più significativa è stata per un’agenzia di prestiti, avevo circa duemila volantini al giorno da distribuire fuori dalle fabbriche (ma non riuscivo a causa della mia timidezza) o mettere nelle buche delle lettere (l’ideale per me poiché potevo relazionarmi alle persone al massimo attraverso un citofono) o infilare nelle portiere delle macchine (mansione antipatica perchè venivo scambiato per un ladro d’auto: una signora alle Vallette ha minacciato di chiamare la polizia).

Un altro ragazzo lavorava assieme a me. Andavamo d’accordo e siamo entrati un po’ in confidenza; un giorno ha sentito l’esigenza di raccontarmi le sue esperienze con varie droghe, ripetendomi continuamente “ti prego di non giudicarmi”. Usavamo fare sosta al bar bevendo un buon bicchiere di vino. Nonostante iniziassimo a lavorare con buona lena, dopo un po’ ci fermavamo al primo supermercato e compravamo un pintone di vino, che ci scolavamo ai giardinetti; di lì in poi la nostra giornata di lavoro risultava abbastanza compromessa.

Un giorno è arrivato un richiamo dall’ufficio: le chiamate in agenzia erano drasticamente diminuite, e ciò poteva essere dovuto solo ad una distribuzione insufficiente del materiale pubblicitario. Non abbiamo comunque cambiato di una virgola le nostre abitudini, anche se avevamo di tanto in tanto la sensazione di essere controllati. Pochi giorni dopo siamo stati ovviamente licenziati.

Conservo comunque ottimi ricordi di quelle mattinate passate a girare le periferie della città pre-olimpica. Il ricordo più buffo è di un luminoso giorno di primavera in cui ero da solo e distribuivo volantini in una zona industriale in Torino nord. Improvvisamente sono stato colto da un’urgenza pazzesca di… (come si dice?) andare di corpo. Non scorgevo un bar nell’arco di mille chilometri, ma non potevo davvero procrastinare l’evacuazione del mio prodotto interno lordo. E’ andata che, dietro una montagnola di terra accanto a lavori in corso, mi sono deciso ad espletare en plein air il mio bisogno. Indovinate con cosa mi sono pulito il culo?

E questi?

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