L’anno alle poste

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Dura la vita del barista. Gigi va a letto tardi ed è abituato a svegliarsi all’ora di pranzo. Se per qualche motivo deve andare alla posta, per esempio, non fa mai in tempo ad andare prima che chiuda. Ma quella mattina, miracolo, arriva in tempo.

Febbraio è il mese più lungo dell’anno. Finite le feste, le luci d’artista, i saldi alle Gru, rimane solo un freddo cane e un po’ di influenza per i più fortunati. Appena entrato, che sorpresa: un’impiegata nuova, mai vista prima, viso d’angelo e tanti riccioli neri. Intuisce il piercing alla lingua, si innamora un po’ come ci si innamora delle bariste.

A Gigi piacerebbe pagare la multa (il qualche motivo per cui era alle poste) allo sportello della riccia, piuttosto che a quello di qualche altra cariatide con sulle spalle quarand’anni di duro lavoro. Purtroppo però non può decidere, perché il sistema elettronico di gestione delle code assegna gli sportelli in maniera casuale. Non è come al supermercato che puoi scegliere che coda fare, da che cassiera andare! Qui se prendi il numerino giusto, bravo, se no ritenta sarai più fortunato. Il numerino preso da Gigi non è quello giusto…

E Gigi ritenta, ma non sarà più fortunato. Lo ritroviamo a maggio, stavolta per fare una ricarica Postepay, e lei è sempre al solito sportello. Gigi prende il numerino della speranza, anche stavolta si rivela quello sbagliato.

L’anno volge al termine ma Gigi mica si è dimenticato. Vi risparmio i tentativi di settembre, ottobre, novembre. E’ una questione di principio, una lotta contro il destino, ora qualunque pretesto per andare alle poste va bene, foss’anche spedire la lettera a Babbo Natale con raccomandata A/R.

Ormai è una lotteria. Stavolta dalla macchinetta prende direttamente tutti i numeri dall’A48 all’A58, almeno uno sarà quello giusto. Si siede. Ha atteso un anno, può attendere altri dieci minuti. Arriva finalmente il turno dell’A48 ma, pur avendo in mano i bigliettini di dieci numeri consecutivi, non funziona lo stesso: oggi lo sportello della riccia è perennemente occupato da un idiota che chissà cosa deve fare per metterci tutto questo tempo. Tutti i numeri di Gigi vengono chiamati consecutivamente da un altro sportello, bip, bip, bip, nella fattispecie quello dell’impiegato cariatide, cui in quarand’anni di duro lavoro non era mai successo che per ben dieci turni consecutivi non si presentasse nessuno.

Quella stessa sera, al locale c’è molta gente, è venerdì. Ad un tratto vede entrare proprio lei, con amici e amiche. Questa è una combinazione incredibile in una città del genere, ove la proporzione tra uffici postali e locali notturni sarà circa 1 : 100. Lo stesso Gigi si trova impreparato a questa evenienza, anche se gli piace rivederla in tutt’altra situazione, più sorridente, rilassata, non asciutta a mezzobusto come sul luogo di lavoro. I ruoli ora sono scambiati, stavolta è Gigi dall’altra parte del banco, e se solo lei venisse a chiedergli un mojito, tutto sarebbe in discesa. Però è già occupato a fare mojiti a due cadaveri che sono lì tutte le sere, e lei va dall’altro barista. La sfortuna si accanisce: proprio quando Gigi fa un giro per i tavoli a ritirare bicchieri e piattini e soprattutto per dar la caccia al suo sguardo, lei e gli amici escono a fumare.

Gigi non può prendersi un attimo di pausa perché il locale è pieno di gente, e la vede andare via poco dopo mezzanotte. Il suo viso d’angelo ha l’aria contrariata. Lei e i suoi amici cercavano qualcosa senza trovarlo… Giornata storta anche per lei, quindi.

Il giorno dopo è sabato e le poste sono aperte. Gigi mette la sveglia e va in posta con un sacchetto di carta natalizio. Nel sacchetto c’è il motivo per cui può rubare pochi secondi di tempo tra il cliente che sta andando via e il cliente che sta per essere chiamato, tra le malcelate occhiate di odio generali riservate di solito a chi chiede un’informazione senza il numerino.

Va al suo sportello e le fa passare il sacchettino sotto il vetro, come fosse la bolletta del gas.

– Scusa, avevi dimenticato la sciarpa?

– Grazie! Ma come…

– Lavoro al locale, e avevo visto che lavori qui… A presto!

Un sorriso semplice, un’occhiata complice, è ciò che si lascia scappare lei in quel momento, ignara del fatto che la sera prima Gigi, mentre toglieva i bicchieri dai tavoli, aveva con destrezza “tolto” anche la sciarpa di lei. Il barista ha barato. Ma diciamo che anche la sfortuna aiuta gli audaci.

Lui ha agganciato. Lei sa dove può trovarlo. E’ adesso che la storia in teoria dovrebbe iniziare.

E questi?

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