La valigia di Irene Grandi

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Ma chissà come mai mi è venuto da pensare proprio a Irene Grandi. Sarà quel per ciclo naturale per cui tutto ti torna su, di vent’anni in vent’anni. Infatti era negli anni Novanta che la cantante fiorentina sbocciava nei festival dei fiori. Meno acrobata di Giorgia, più sbarazzina di Paola Turci, meno noiosa della Pausini. Bella, senza essere bellona. Semplice, senza essere banale. Ragazza sempre, anche se non la tua ragazza sempre.

Ciò che so di lei deriva da anni di ascolti spesso involontari, e raramente volontari. Quelli involontari: alla radio, al supermercato, al chioschetto in spiaggia, in qualche videoclip nell’epoca in cui si chiamavano ancora videoclip. Quelli volontari: Sanremo. Come tanti, a un certo punto anche lei decide di flirtare con il rock (Vasco, se rock si può definire), con l’indie (Bianconi dei Baustelle), con il jazz (Bollani suo amico di gioventù). Ma lo fa rimanendo sempre cantante italiana, nazionalpop, con la differenza che appare un po’ meno impostata delle altre, e con quel graffietto alla voce alla Alanis Morrissette che andava alla grande negli anni 90.

La mia parola chiave per interpretare Irene Grandi è la valigia. E più in astratto, il viaggio, la vacanza, l’avventura. E l’immagine di una tipa che prende e se ne va, quando vuole. Gira il mondo. Ha le sue storie. Si butta nelle esperienze, ma decide lei come vanno le cose. Se vuole si fa la valigia in cinque minuti e prende il volo, che sia per mollare qualcuno di palloso, o per buttarsi in un’avventura nuova. Chissà se anche gli autori che le scrivono i pezzi si fanno questi ragionamenti prima di cesellare il ritornello che le calzi a pennello. Comunque:

Le matte in trasferta

Prima di giustificare questo concetto della valigia ho bisogno di chiarirmi le idee con un giretto su Wikipedia. E guarda caso scopro che i suoi esordi sono in un gruppo chiamato “Le matte in trasferta”, insieme a Simona Bencini dei Dirotta su Cuba. E io che ho avuto bisogno di un’introduzione prolissa e piena di aggettivi e avverbi… bastava sostituirla con “matta in trasferta”, era perfetto.

Come sono le valigie delle matte in trasferta? Cosa ci trovo dentro se vado a sbirciare? Oggi invece potremmo parlare di “straniere in Erasmus”?

Fuori

La matta va in trasferta a Sanremo. Niente male come inizio della carriera solista (1994) per la “nuova proposta” che vuole stare sempre in movimento, partire, andare Fuori

Mi muore l’entusiasmo tra le mani se oggi non mi muovo di qua
Intanto butto giù tequila bum bum, tu lo sai, capita che una sera sei
Fuori e la vita va, un’avventura giù in città
Tra miserie e verità, 
io mollo tutto e mi precipito

E quando butti giù tequila bum bum, è un attimo che bum bum batte il cuore.

In vacanza da una vita

Una matta in trasferta, logicamente, non può che sfondare con un album che si chiama In vacanza da una vita. Quello dove c’è la canzone famosa che dice che bum bum batte il cuore. Quello con la copertina che è anche la copertina di questo articolo: c’è lei in auto che se ne va (“un’avventura giù in città?”), che ti guarda nello specchietto retrovisore, ormai non riuscirai più a riacchiapparla.

Il lavoro fa male, lo dicono tutti
È meglio fare l’amore anche tutte le sere sì che fa bene

Sì sì il lavoro fa male male male, lo dicono in troppi
Una valigia di sogni prima della partenza da domani vacanza…

Ed eccola, finalmente nominata, la valigia. Perché lei è una ragazza “in vacanza da una vita” (non “una vita in vacanza”, quella è una cosa diversa) e che ha sempre la valigia già pronta per andarsene via appena non puoi più fare a meno di lei.

Verde rosso e blu

Irene Grandi è sempre in viaggio, meno vacanza e più avventura, anche in Verde rosso e blu.

Questa è un’avventura
in un terreno che può farti anche paura
sotto un cielo d’Africa vado dove capita
e con il cuore in viaggio
io non mi domando mai di che colore è un miraggio.

Tra l’altro, non so se stai sentendo davvero questi pezzi che sto mettendo – penso di no – ma quante chitarre elettriche c’erano una volta? Anche nel pop, intendo. Esisteva davvero della gente che suonava. Pazzesco!

Ma non andiamo fuori tema. Dicevamo, Irene Grandi e la sua valigia, dopo Verde Rosso e Blu… Vasco Rossi e tu?

La tua ragazza sempre

Nel 2000 Irene Grandi spacca tutto con la canzone La tua ragazza sempre, scritta da Vasco Rossi e Gaetano Curreri, che arriva seconda al Festival di Sanremo.

Il video è ambientato in un casinò, dove Irene Grandi tenta la fortuna. Ma tentare è una parola impropria, perché Irek non è una che tenta, lei è una che gioca, che azzarda. In realtà non so se il regista non si sia fatto tutto questo ragionamento sul personaggio; forse l’associazione di idee è semplicemente Festival di Sanremo -> Casinò di Sanremo -> Irene Grandi sbanca tutto a Sanremo?

Ma cosa c’entra, mi dirai, qui stavamo parlando della valigia. Infatti è quella la vera protagonista del video. E qui davvero dovresti cliccare play per vedere che fine fa la sua valigia piena di banconote del c.d. vecchio conio.

Prima di partire per un lungo viaggio

Prima di partire per un lungo viaggio devi scegliere bene cosa mettere in valigia, e lei lo dice ancora con le parole di Vasco Rossi. Perché mollare tutto e partire richiede anche quella disposizione d’animo che il Blasco riassumerebbe in un “ma sì” o un “eh già”. Il concetto del ritornello scritto per Irene Grandi, infatti, è tipicamente blaschiano: 

Non è facile però… è tutto qui. 

Comunque la collaborazione tra Vasco e Irene Grandi è l’ultimo periodo storico in cui, de gustibus, mi sembra che i testi di Vasco abbiano un senso (testi che ora un senso non ce l’ha).

Anno 2003. Da quel momento in poi, non so perché, la perdo di vista. 

E ora dov’è la valigia di Irene Grandi?

Eppure da quel periodo in poi fa tante cose. Canta canzoni scritte da Francesco Bianconi e altri autori c.d. indie. Qui a Torino presenta le cerimonie delle Olimpiadi 2006. Pubblica alcuni dischi e frequenta spesso Sanremo. Tutto questo ultimo periodo di Irene Grandi, però, non lo so più. Forse perché si insinua dentro di me un pensiero fallace: il “rispetto per la carriera”, quel momento pigro in cui inconsciamente hai già acquisito, storicizzato, stereotipizzato un personaggio per quello che ha dato, anzi, ti ha dato, e non assimili più nulla delle novità che ti propone.

E allora ho di nuovo bisogno di Wikipedia e di Google per avere notizie di lei, dei suoi ultimi anni, dove ha portato la sua valigia, come ha declinato il sentimento del viaggio che le dona così perfettamente. Guarda caso, vedo che è appena uscito un album, e come si chiama? Lungoviaggio. E c’è di nuovo Vasco nella canzone Benvenuti nel vostro viaggio. La valigia di Irene Grandi è sempre in giro. Viaggia viaggia, cara Irek, ma non cambi mai. Viaggiare sempre cambiare mai, voilà il ritornello perfetto per la tua prossima canzone.


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In quanto al tema viaggi, che ne dici di un viaggio senza vento?

E questi?

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