La finale di Wimbledon

Il tennis è uno sport per ricchi. In effetti la birra nel pub dove ho visto la finale di Wimbledon costava non poco.

Il tennis è uno sport per snob. In effetti questi due campioni che si sfidavano per conquistare il torneo più prestigioso del tennis planetario sembravano i gladiatori buttati in mezzo all’arena per dare spettacolo al servizio di un pubblico di ricchi patrizi, tra vip e coppie reali e calciatori e attrici e starlette dello spettacolo, al servizio dell’arbitro che sul suo trespolo decideva a monosillabi se la palla era andata di qua o di là, al servizio persino dei telecronisti che amavano dare consigli, suggerimenti, ammonimenti ad uno svizzero che ha vinto sette edizioni di Wimbledon (Federer) e ad un serbo numero 1 del ranking mondiale (Djokovic).

Solo i raccattapalle, che frullavano come coniglietti da una parte all’altra del campo, sembravano esseri di rango inferiore.

E’ stata una delle più belle partite che abbia mai visto, con tutti gli ingredienti di una finale mozzafiato, colpi incredibili, errori madornali, segnale tv che va via nello smadonnare generale, rimonte pazzesche quando tutto sembrava finito, proteste per palle dentro o fuori, e lotta senza quartiere fino al quinto set: una finale non è una finale se non si va al quinto set, dove tutti i tatticismi vanno in vacca, dove la stanchezza fisica propizia lo spettacolo, dove il pubblico si infiamma, si spettina e caccia urla più disumane di quelle dei giudici di linea “ooouugt!”

Con me c’era un giornalista sportivo reale, Matteo Miglietta. Fuori c’era il sole poi pioveva poi c’era il sole poi pioveva e così via. E’ durata come un intero concerto di Springsteen.

Tutto il pub era per Federer. Tutto il pubblico di Londra era per Federer. Pure i telecronisti Sky (e tutti voi) per Federer. Ha vinto Djokovic.

E questi?

2 commenti

    1. mah per esempio io appena ho visto la notifica di questo commento ho pensato “naaaa e adesso chi è che rompe il czz…?”
      …e invece eri tu
      all’improvviso tu…
      tutto il resto non c’è più!

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