I magnifici sette

i magnifici sette

Ero davanti alla tv e mi aspettavo come ogni lunedì il faccione di Gad Lerner e la sua trasmissione con gli intellettuali più intellettuali possibile, gli economisti più economisti possibile, i politologi più politologi possibile, tutti rigorosamente più sconosciuti possibile (non conosco mai più di un ospite su dieci).

E invece, sorpresona: “I magnifici sette”, film del 1960 diretto da John Sturges, in assoluto il mio preferito di quando ero bambino, quando andavano di moda film western o di guerra, e mio padre se possibile non ne perdeva uno. Appresi col tempo che era ispirato a “I sette samurai” di Kurosawa, che però non ho mai visto perchè in quanto a cinema sono sommamente ignorante.

La trama è un classicone: un pugno di pistoleri coraggiosi e più veloci della loro ombra liberano un villaggio di poveri contadini dalle angherie di una banda di stronzi veri dai quali venivano regolarmente derubati. La parte che più mi gasava era la fase di “reclutamento” dei magnifici sette: il manipolo tirato su da Yul Brynner e Steve McQueen era composto da un cercatore d’oro, un lanciatore di coltelli, uno spaccalegna, un fifone timidone e un ragazzotto sborone. Sarebbero poi caduti nell’adempimento del proprio dovere 4 su 7. Memorabile la frase finale di Yul Brynner: “i contadini hanno vinto, noi abbiamo perso, noi perdiamo sempre”, frase squisitamente rock ante litteram. Dulcis in fundo l’indimenticabile tema della colonna sonora.

Mi sorprendeva che il protagonista del film, Yul Brynner, fosse un attore completamente calvo, anomalia nella cinematografia mondiale che da piccolo non capivo perchè ancora ignaro degli effimeri meccanismi dei capelli. Steve McQueen (“quello della vita spericolata” pensavo!) ad un certo punto raccontava la storia di uno che cadeva dal decimo piano e ad ogni piano diceva “per ora tutto bene… per ora tutto bene…”; la battuta mi è rimasta impressa per sempre per due motivi: 1) già anticipava uno dei difetti che contraddistinguono il mio carattere, 2) mi sembrava impossibile che nel far west di fine ottocento potessero già esistere edifici di altezza superiore ai dieci piani – anche in quanto ad architettura sono sommamente ignorante ma non mi sembra di dire una cazzata, o no?

Inoltre voilà due attori che molto tempo dopo avrei ritrovato nei capolavori di Sergio Leone, cioè Charles Bronson (Harmonica in “C’era una volta il west”) e soprattutto un giovanissimo James Coburn che avrebbe poi impersonato John/Sean in quella meraviglia assoluta che è “Giù la testa”, forse il film per me più appassionante di sempre.

Rivedendo il film, non mi sono sorpreso nel constatare che mi ricordavo praticamente tutto, anche delle mie emozioni da piccolo. Ma dopo questo fantastico tuffo nel passato, sono nuovamente pronto ad affrontare il faccione di Gad Lerner e i suoi intellettuali più intellettuali possibile, economisti più economisti possibile, politologi più politologi possibile, sconosciuti più sconosciuti possibile per analizzare questa crisi che comunque aveva già detto tutto Yul Brynner: noi perdiamo sempre…

E questi?

3 commenti

  1. Grande film. L’ho visto anche io l’altra sera e ho maturato la stessa perplessità sul palazzo a 10 piani. Non tanto sull’esistenza del palazzo a 10 piani, son più perplesso del fatto che uno qualsiasi dei personaggi del film potesse averne visto uno…
    Non capisco come mai Calvera che si pente della propria “generosità” nei confronti del villaggio (gli ha lasciato il tanto per vivere e loro assoldano dei cow boys) poi decida di liberare i magnifici sette senza neanche disarmarli,
    Calvera è vittima della sceneggiatura

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