I gruppi che si chiamano Black-qualcosa

the black angels phosphene dream The Black Keys Turn Blue

Il mistero di queste due copertine, clamorosamente simili tanto da gridare al plagio, si infittisce quando consideriamo che entrambi i gruppi si chiamano Black-qualcosa. Cinque anni fa i misconosciuti Black Angels pubblicavano Phosphene Dream, due anni fa i planetari Black Keys pubblicavano Turn Blue. Di ben altri colori dunque si tinge questo noir di copertine, si tratta comunque di due dischi carucci, il minimo sindacale che mi potessi aspettare dalle innumerevoli band che hanno il Black nel nome, che non so perché, anzi lo so perché, quanto mi piacciono.

Dei Black Angels resta un pomeriggio alla Fnac tempo fa ad ascoltare le nuove uscite. Questo disco costava niente e sembrava qualcosa, psichedelia non troppo manierista, non li ho persi di vista ma poco ci manca. Per ora restano in panchina.

In quanto al duo dei Black Keys, ci sono arrivato con la radio, come quasi tutti, solo Lucio (lo stesso dei Verdena qualche post addietro) ce li consigliava da molti anni ma avevamo tutti la testa dura. Si sa che non corre buon sangue tra loro e l’altro duo famoso, anch’essi chitarra e batteria, così uguali così diversi: i White Stripes e i Black Keys sono il Bianco e il Nero, strisce bianche e tasti neri della tastiera di un pianoforte che più o meno suona quella musica lì.

Anche i Black Rebel Motorcycle Club sono praticamente un duo, visti i cambiamenti eterni di batterista. Il chitarrista e il bassista fanno un po’ i Lennon/McCartney del garage rock. L’ho detta grossa, ma confrontando la voce di Peter Hayes e le melodie di Robert Turner mi è impossibile scacciare questa riprovevole suggestione.

Fantastici i Black Mountain soprattutto quando fanno riff monolitici che si ripetono per ore. È bello gingillarsi con la riedizione deluxe del primo disco, comprata da Contempo a Firenze, per fare bella figura con i feticisti del cd che non esistono più.

“Black” è già un marchio DOCG, una Denominazione d’Origine Controllata e Garantita che assicura chitarre dal sapore deciso, robusta gradazione alcolica, retrogusto tannico, sentori di cuoio e tabacco. Insomma si apprezza una certa struttura, altro che il rock lievemente fruttato, se devi andare a una festa porti un Nero d’Avola o un Fragolino?

Benedetti sono anche i Black Crowes, i Black Sabbath, ben accetti i Black Heart Procession, i Goodspeed You! Black Emperor e tutti quelli che sceglieranno di essere Black per sempre e non solo per una canzone. Se non mi avesse preceduto Zakk Wylde, potevo chiamare questa élite di diversamente illuminati “Black Label Society”.

E questi?

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