Hanno ammazzato Aster

hanno ammazzato aster

Improvvisamente sono sparite le statue di Aster, Neve e Gliz.

La notizia è di scarso interesse. Ma c’è talmente poco di rilevante qui in Borgata Polo Nord, che quando sparisce qualcosa si nota subito.

Me ne accorgo una mattina mentre vado a prendere la macchina. Il vuoto lasciato dalle statue è compensato da un camion parcheggiato dentro il parco Mennea, sopra il quale è caricata una delle tre statue. Chiedo al conducente: “dove vengono trasferite?” Lui: “Sempre qui, ma bisogna restaurarle. I ragazzi gli tirano le pietre”.

Tutto ciò è avvilente: pensare a minorenni ottusi che tirano le pietre su statue indifese riempie di tristezza. Potremo andare avanti ore e ore a fare discorsi sui giovani d’oggi. Li lascio alle canzoni, che a volte li bastonano, a volte sospendono il giudizio.

Mai come oggi Aster, Neve e Gliz, in quanto mascotte delle Olimpiadi invernali 2006 a Torino (come Ciao dei Mondiali Italia 90), mi ricordano un’epoca che sembra vicina ma è tanto diversa. La città viveva una nuova giovinezza. Una crisi economica era inimmaginabile. La metropolitana nuova ebbrezza di metropoli. Non c’erano ancora facebook e whatsapp. In compenso c’erano i Murazzi e Giancarlo. “Bei tempi” verrebbe da dire, per forza: il giovane d’oggi ero io.

Per i dieci anni seguenti ho pensato che le statue di Aster, Neve e Gliz fossero unici esemplari, che si spostavano qua e là per la città, e un giorno avevano deciso di onorare Borgata Polo Nord della loro presenza. Non è così, ci sono copie in varie parti della città, per esempio al Parco Colonnetti.

Gliz rappresenta l’ottimista atleta maschio, Neve la bella atleta femmina, Aster il simpatico atleta disabile. E qui torniamo alla barbarie degli ultimi giorni, che per me è più simbolica che altro: tirare le pietre su Neve e Gliz è un conto. Ma su Aster, inerme mascotte paralimpica dei diversamente abili?

Oggi ripasso e rivedo le statue al loro posto, ma sono solo due: Neve e Gliz.

Forse il povero Aster ha avuto la peggio, non ce l’ha fatta. O forse tornerà, sempre più malmesso, sul suo asterisco, croce con le stampelle. Ma come sempre col sorriso sulle labbra, nonostante tutto.

Pietro Paolo Plinio

E questi?

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