Il Giardino del Diavolo (o delle Vergini Suicide)

Parco della Tesoriera Torino

Tutti i giorni le vedi sulla loro panchina, quelle due, tre, quattro ragazze, capelli lunghi biondi, forse neanche vent’anni, già belle per sempre. Sono uguali alle The Virgin Suicides del film di Sofia Coppola. Ridono, parlano delle cose loro, fumano sigarette e vanno al bar. Quando entrano a chiedere caffè il tempo si ferma, nessuno capisce più nulla, tutti si incantano travolti dall’allineamento astrale di questo poker di Q che non capiterà mai più nella vita.

Studiano nella Biblioteca che sta al centro del parco, anche se al centro del parco ci sono loro. Rimaniamo nel parco ma facciamo un passo indietro. Entriamo nel campo (nel giardino, in questo caso) della leggenda: bene, perché si può anche esagerare. Forse esagererò un po’, ma esiste qualcuno in diritto di dirmi “hai sbagliato” mostrandomi il testo ufficiale della leggenda?


1715, Torino, “qui una volta era tutta campagna”. Il Tesoriere del Re aveva ottenuto finalmente la sua villa nobiliare alle porte della città. A celebrare l’inaugurazione della residenza venne piantato un platano all’ingresso della tenuta.

A forza di raccogliere tasse e tributi, il Tesoriere si lasciò prendere la mano. Si sa, il denaro è lo sterco del diavolo, e il diavolo abita a Torino, a pochi minuti da lì: sotto un tombino di quella che oggi si chiama Piazza Statuto c’è la porta dell’inferno.

Il Re ricevette notizia dalle sue spie (alcuni vecchi della zona, dediti ad antichi giuochi di carte, che usavano ritrovarsi nelle vicinanze) delle ruberie del suo Tesoriere, e lo licenziò in tronco, decretando la confisca dei suoi averi.

Il Tesoriere, cieco di avidità e ormai nel pieno della possessione demoniaca, rifiutò di lasciare la sua dimora. Trascinò nel delirio la sua amante, nobildonna francese. Temeva di perdere anche lei e la sua folle gelosia lo condusse a un gesto inumano: asserragliato nella sua villa, in una messa nera la murò viva, il corpo non fu mai più ritrovato.

Assediato dall’esercitò del Re, il Tesoriere piuttosto che essere catturato preferì morire da sé, gettandosi fra le fiamme del camino, per continuare ad ardere giù all’inferno.

Tre secoli più tardi sembra tutto normale, placido, immobile. Il platano è ancora lì, è l’albero più vecchio di Torino, lo chiamano “il nonno”. Rimane l’usanza degli anziani di ritrovarsi per giocare a carte. La Villa Tesoriera è stata trasformata in Biblioteca Musicale. Nella sala concerti, tra le stupefacenti decorazioni raffiguranti angeli, putti e motivi pagani, si nota un singolare squarcio nella chiara e mite armonia degli affreschi: è il ritratto del Tesoriere, proprio sopra il camino che lo arse vivo, dipinto su uno sfondo di un nero tetro, magnetico, inquietante. Il colore del vuoto perfetto.

Villa Tesoriera Giardino del diavolo

In questi ultimi tre secoli è in corso una tragedia di cui pochi hanno notizia. Ogni notte lo spirito del Tesoriere, vestito di nero perfetto su cavallo di ugual colore, parte armato alla ricerca dello spirito della sua amante, per trucidarla a morte, ma senza riuscirci mai, perché di puro spirito si tratta. Il delitto si ripete ogni notte. Ieri notte è stato così, e lo sarà anche stanotte, finché un accadimento trascendente non porrà fine a questo insaziabile abominio.

La dama, nella sua bellezza resa eterna dalla morte nel fiore dei suoi anni, appare alle persone che ritiene possano darle aiuto. Uno di questi è stato l’ex custode della biblioteca, che nei suoi ultimi anni di vita aveva raccontato le apparizioni dello spirito della dama.

2015, Torino, trecento anni dopo l’inizio di questa storia, muore l’ex custode della villa, ultimo a vivere anche di notte i segreti e le segrete all’interno di queste mura, di questo parco. Non è previsto un successore, il Comune di Torino ha deciso.

Fine della storia.


Inizio del film.

Non poteva essere il custode e non siamo noi, umani fallibili mortali, a cambiare il corso degli eventi. Possiamo indovinare, intuire, invocare presenze occulte, ma non abbiamo potere e conoscenza su ciò che accade nel regno dei morti immortali inumani.

E io non posso sapere che destino abbiano nel film di cui a loro insaputa sono le protagoniste le splendide giovani donne che mi ricordano quell’altro film. Ma l’apparizione di tali presenze dal fascino sovrannaturale c’entra per forza qualcosa. Da che parte stanno, bene o male? Sono in pericolo o sono un pericolo?

L’unica certezza è che sono le protagoniste, elette dagli dèi per sciogliere o disordinare gli eventi. Qualcosa di grande, importante, terribile, può succedere solo a personaggi come loro, non credo a me, che sono protetto da una certa mediocrità, ma anche un po’ esposto perché so che qualcosa, nuovamente, sta accadendo.

Dentro di me lo so e dovrei fargli sapere delle mostruosità in atto, o forse non dovrei dirglielo, che dovrebbero scappare, anzi dovrebbero restare, comunque non lasciare che questa storia finisca nella maniera più scontata e fatale, diventando altra leggenda ad aggiungersi ad altra leggenda. E la serena e spensierata esistenza di queste giovani donne forse sì, sarà un allineamento astrale, ma una leggenda non è.

Senza volerlo, è un attimo. Le guardi ridere sulla loro panchina, scorre nella tua testa la famosa colonna sonora degli Air, rimugini la spaventosa leggenda del Parco della Tesoriera, benvenuto anche tu dentro al film.

Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti irrealmente accaduti è abbastanza verificabile da chiunque entri nel Giardino del Diavolo (o delle Vergini Suicide).

Giardino del Diavolo parco della Tesoriera

E questi?

2 commenti

  1. Ci sono di nuovo cascato. Come quando, alle medie, leggevo il ciclo di Chtulhu prima di addormentarmi e poi facevo sogni agitati. Bisognerebbe avvisare subito i lettori: da leggersi nelle ore centrali del giorno. Da domani, comunque, non attraverserò più il Parco della Tesoriera. Non si sa mai.

    1. Capisco, Martino.
      Stiamo entrando nella stagione delle tenebre e per qualche mese bisognerà fare molta attenzione. Forse anche i sonni saranno più tormentati…

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