Foto di pura gioia

afterhours foto di pura gioia

Ho questa foto di pura gioia, è di Manuel Agnelli con la sua pistola, che spara dritto davanti a sé, a quello che non c’è. Sembra che per un bel po’ di tempo gli Afterhours non faranno più nulla. Si frantumeranno in tanti piccoli asteroidi con i relativi gruppi satellite, si polverizzeranno nell’atmosfera intorno a me creando piogge di stelle cadenti, per ognuna esprimerò un desiderio, “fai che tornino insieme”, e proprio quando avrò perso ogni speranza arriverà la notizia di un nuovo album riportata dai soliti mille siti internet, li leggerò tutti per capire se qualcuno dice qualcosa in più (ma tutti diranno le stesse cose), e solo quando sarà annunciato il titolo (che sarà brutto, come sempre) potrò dire ecco, la storia ricomincia. 

Per ora il punto e a capo è stato messo dal concerto celebrativo milanese e da Foto di pura gioia, un’antologia divisa in 4 parti che ripercorre i 30 anni di carriera degli Afterhours. Ciò che è interessante di questa raccolta, al di là delle canzoni in italiano che il bravo fan sa sicuramente a memoria, sono i pezzi in inglese della primissima parte di carriera. Visto che sono praticamente introvabili, vale la pena dargli un ascolto, anche se con qualche decennio di ritardo.

afterhours foto di pura gioia

Mettere in fila questi 4 cd mi ha fatto ricordare le mie personali foto di pura gioia, cioè i momenti che ho collezionato in tutto questo tempo passato “insieme” agli Afterhours. Per quanto mi riguarda non sono trent’anni, ma più di venti sicuramente. Li ho suddivisi anch’io in 4 album, cercando di mantenere una certa brevità. Un Essential Best of Golden Very Ultimate Greatest Hits eccetera. Un elegante cofanetto con note storiche e bonus track, che un po’ ambisce a mostrarsi provvisoriamente definitivo. 

1.9.9.6.

Che per me non è il 1996, ma uno o due anni dopo: il primo concerto degli Afterhours, a Torino all’Hiroshima Mon Amour, prezzo cinquemila lire. Manuel Agnelli aveva capelli lunghissimi e una barba in cui mi sembrava di intuire qualche filo bianco. Era ancora il tempo dei travestimenti e delle maschere di Pluto. Praticamente tutti i pezzi di Germi e di Hai paura del buio? avevano un posto in scaletta, più la cover di “State Trooper” di Bruce Springsteen. Ricordo che era la norma insultare la band, c’era qualcuno che gli urlava “frocio!” e lui ha risposto “come se fosse un insulto…”

Quella serata ha segnato in maniera devastante i miei ascolti futuri. E anche se gli Afterhours non avrebbero mai più eguagliato i livelli di quel concerto (oppure sono io che non avrei più avuto emozioni paragonabili?), non sono mai usciti dalla mia cinquina di band preferite. Poco tempo dopo ero andato a rivederli al festival Chicobum, un mezzo disastro, mosci e fuori tempo. Ma davvero nulla poteva farmi cambiare decisione: nelle compilation in cassetta da scambiarsi con conoscenze pericolosamente femminili il pezzaccio Afterhours non poteva mancare.

Non è per sempre, il terzo album, era pieno di lentoni, fantastici da strimpellare con gli amici, e idonei alla sensibilità delle amiche, come appena sottolineato. Ma rimaneva comunque pieno di ombre, e proprio nell’ultimo pezzo Manuel Agnelli cantava “grazie a tutti per davvero, siamo alla fine e ho perso l’inizio, ma ho un senso in più”. Scioglimento? Tra i soliti ben informati serpeggiava questa preoccupazione. Con l’uscita del doppio live Siam tre piccoli porcellin (sottointeso: siamo tre fratellin, mai nessun ci dividerà) ho pensato si fosse trattato di un falso allarme. Invece era un allarme vero, perché Xabier Iriondo sarebbe uscito dal gruppo, lasciando quel vuoto incolmabile e irrimediabile che solo certi ex componenti sanno lasciare. Niente più maschere di Pluto, che è l’immagine grottesca che riassume tutti questi fantastici anni in cui succhiavo gli ultimi sussulti di fine millennio.

Gli anni 00

Quando nel 2002 usciva Quello che non c’è ho sentito la parola capolavoro miliardi di volte, solo a me non sembrava così pazzesco. L’importante per me era il Tora Tora, il festival organizzato da Manuel Agnelli, in cui suonavano tutti gli artisti della musica italiana che veniva ancora chiamata alternativa, non indie. A Nizza Monferrato, sede dell’etichetta Mescal, c’era il mega raduno dove potevi godere di tutto, il solista Morgan, i bizzosi Verdena, i tamarrissimi Subsonica e tutto ciò che volevi. Non ricordo se era in questo periodo che si vociferava che Manuel Agnelli voleva trasferirsi a Torino. Un po’ tutti almeno una volta nella vita vagheggiano di trasferirsi a Torino (chissà cos’ha di tanto speciale) ma poi non lo fanno (e infatti…).

Nel 2005 Ballate per piccole iene, prodotto con Greg Dulli, e la presentazione live all’Hiroshima ancora prima che uscisse il disco. Dopo sarebbe arrivata anche la versione cantata in inglese, con seguito di polemicotti: chi ridicolizzava le traduzioni, chi protestava quando nei concerti le cantavano in inglese. E poi I milanesi ammazzano il sabato, che non era certo il disco della vita ma ancora adesso mi capita di riascoltarlo con un certo divertimento.

Sanremo 2009: finalmente gli Afterhours salivano sul palco dell’Ariston, con una canzone così così, ma era una certa soddisfazione. Subito dopo usciva la compilation Il paese è reale insieme ad altri artisti indie, una specie di Tora Tora tutto dentro un cd, che sugli scaffali Fnac bullizzava quelli di Marco Carta, Povia e Sal Da Vinci, che ovviamente avevano sbancato il televoto.

Di questo periodo, le mie foto di pura gioia corrispondono alla serie infinita di concerti cui ho assistito nella zona di Torino, soprattutto al Manicomio di Collegno. Ogni volta riapparivano in scaletta almeno due o tre inaspettati pezzi clamorosi, ripescati dalle zone più fangose e malsane delle tracklist dei primi album. Il pensiero volava subito a quella prima volta all’Hiroshima. Finché su quel palco non ho finalmente visto anche Mr. X.

afterhours colonia sonora

Gli anni X

…Dove X non sta per 10 in numero romano, ma sta per Xabier. Finalmente Xabier figliol prodigo ritornava nel gruppo. Padania era lo spigoloso album in cui festeggiavamo il suo ritorno sgozzando l’agnello grasso. Intanto, dopo i mille cambi di formazione, il gruppo era completamente diverso da quello che era fino a pochissimi anni prima. Ma ciò che contava era che i tre piccoli porcellin erano di nuovo insieme: Manuel Agnelli, Xabier Iriondo, Giorgio Prette.

Era il momento giusto per far godere il fan storico. Con il pretesto di un premio di Rockit come “album più importante degli ultimi 15 anni”, arrivava la riedizione di Hai paura del buio? in doppio cd, cioè quello originale più un album tributo suonato da altri artisti, molti dei quali appartenenti al genere che nel frattempo non si chiamava più alternativo ma indie. Seguiva relativo tour, che rappresentava il primo precedente di una prassi che negli anni a venire sarebbe diventata routine per gli artisti di lunga carriera: riportare in tour il “disco storico”, approfittando preferibilmente del ventesimo anniversario, suonarlo dalla prima all’ultima traccia della tracklist, e così sedurre di nuovo per una sera lo zoccolo duro che li aveva abbandonati. In amore si chiama “sesso con l’ex”, in musica si chiama “tour del ventennale di…”.

Gli anni X iniziati con Xabier conducevano fino a Folfiri o Folfox, disco doppio ispirato e funestato dalla morte del padre di Manuel Agnelli. Se dovessi fare una personale classifica degli album (anzi, di già che ci sono la faccio davvero: la metto in fondo all’articolo) sarebbe in alta posizione. Per la prima volta andavo a un loro concerto per raccontarlo, insieme alle foto di Luigi De Palma. Sorpresa: l’album finiva con una canzone che si chiama “Se io fossi il giudice”, e infatti…

afterhours luigi de palma

La TV

…Infatti Manuel Agnelli diventava giudice di X-Factor. Tradimento? Certo. Io coglievo l’occasione per ripercorrere le tante canzoni degli Afterhours che parlano di televisione, e come tutti morivo dalla curiosità di vedere come se la sarebbe cavata come divo televisivo. 

Sembra esagerato dedicare un intero capitolo alla TV, ma trattasi di un mondo parallelo alla musica che sta sempre più prendendo il sopravvento nelle attività del capoccia della band. Forse, anche da questa parte del palco o dello schermo, accade lo stesso nelle vite di chi l’ha seguito per anni. Le nostre serate trascorrono sempre meno nella movida dei locali della città, e sempre più sul divano caldo e accogliente di casa. Lo so, è una constatazione amara, ma non ci si può occupare della rivoluzione per tutta la vita, a un certo punto è meglio delegare. 

Ho ovviamente seguito X-Factor, lacerandomi di dolore ogni volta che Manuel Agnelli diceva SI a qualche cantantino insignificante. Comunque è stato divertente, il programma mi piace, sparare a zero sui talent show mi sembra abbia poco senso. Per me si tratta semplicemente di intrattenimento. La musica reale è un’altra cosa: mai desidererei di ritrovarmi alla radio o a un concerto uno dei partecipanti alla competizione, sono volti televisivi e tali per me rimangono. Eppure, il diabolico giudice ha iniziato a invitare i cantanti della sua squadra ad aprire i concerti degli Afterhours.

Infine è arrivato “Ossigeno”, il programma su Rai3 in cui Manuel Agnelli ha ripercorso la sua musica, la sua generazione, le sue “parole chiave”. È appena terminato e – ahimé – volge al termine anche questo amarcord. Ma non vorrei congedarmi affogando nella malinconia post-rock: aspettando le prossime foto di pura gioia, l’ultima della serie è questa.

manuel agnelli cazzone ossigeno

[Bonus track] Mia classifica personale degli album degli Afterhours

  1. Hai paura del buio?
  2. Germi
  3. Non è per sempre
  4. Folfiri o Folfox
  5. Ballate per piccole iene
  6. I milanesi ammazzano il sabato
  7. Quello che non c’è
  8. Padania

Note: una volta Germi era in cima, magari ci ritornerà. Invece I milanesi ammazzano il sabato è sempre stato in fondo, ma ultimamente, zitto zitto… Per quanto riguarda Quello che non c’è, la sua posizione è evidentemente sottostimata, anche perché l’idea della foto di pura gioia viene da lì. Accetto responsabilmente strali da chi è senza peccato.


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  • Se trovi questo articolo troppo pieno di carinerie, guarda Manuel Agnelli che spacca la chitarra sul palco al minuto 5:55.

E questi?

5 commenti

  1. Io li amo tantissimo. Li ho visti dal vivo almeno 10 volte ed ogni volta è un’emozione. E’, senza dubbio, IL mio gruppo italiano.Ho rosicato un sacco per non essere andata a Milano e mi illudevo che, con l’arrivo dell’estate, facessero almeno un micro tour.
    Per quanto riguarda la classifica degli album, secondo me Ballate per piccole iene non si merita il quinto posto! Io lo metterei quasi a pari merito con Germi. Ci sono molti modi, Il sangue di Giuda, La vedova bianca, Ballata per la mia piccola iena..per me sono capolavori.
    Sono d’accordo sull’ottavo posto di Padania
    Oddio quanto li amo!!!!

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