Felice Nadal

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Sempre accigliato, corrucciato, concentrato, Rafa Nadal non sembra mai contento.

Sempre più gocce di sudore da sempre meno capelli, il sex symbol di un tempo sembra diventato una maschera di sofferenza. Basta guardarlo in tv, e soffri per lui, e sudi con lui, e ti accigli, ti corrucci, ti concentri su di lui.

Prima di servire Rafa esibisce un campionario di tic nervosi sorprendente. La mano fa fare mille piccoli rimbalzi alla pallina. Intanto va a strizzarsi il naso, le mutande, toccarsi le spalle, magari aggiustarsi la fascia, e tirarsi i capelli dietro le orecchie da una parte e dall’altra, in una specie di segno della croce rivolto al dio del tennis. Finito il punto, il raccattapalle gli porge il sudario su cui asciugarsi, le sue scarpe puliscono compulsivamente le strisce sporche di terra e tutto ricomincia da capo. Poi, a fine game, torna in panchina con le sue cose ordinate in modo meticoloso ma mai abbastanza perfetto e c’è sempre qualche bottiglietta da spostare impercettibilmente. È un tipo perfezionista, di quelli che la perfezione è un amore impossibile.

Angolo delle curiosità: Rafa fa tutto questo con la mano destra, anche se è con la sinistra che usa la racchetta. Lo sai, vero, che Nadal è mancino solo a giocare a tennis, e per tutte le altre cose della vita è destrorso. Singolare. Chissà, potrebbe essere questa bizzarra anomalia a fargli venire i colpi con quella rotazione da scheggia impazzita.

Infine, a partita conclusa, due parole col giornalista per commentare la quasi sempre vittoria. Anche qui esibisce un campionario di espressioni facciali sorprendente. Sopracciglio su e giù alla Carletto Ancelotti, rughe della fronte come curve di livello delle mappe geografiche, mani sui fianchi da auto-rimprovero. La voce stridula risponde alle domande in un inglese elementare, il senso è sempre minimizzare la vittoria, perché c’è sempre qualcosa da migliorare, perché c’è un nuovo giocatore da affrontare, contro il quale dovrà “giocare il suo miglior tennis”, immancabilmente.

Chissà che faccia ha fatto quando ha saputo che suo zio Toni ha deciso di smettere di fare il suo allenatore. Non dev’essere stato un bel momento, visto che a Rafa nessuno ha detto nulla e lo ha appreso dai giornali. Altro motivo di turbamento, altra ispirazione per un nuovo tic o una nuova ruga. Insomma, sempre accigliato, corrucciato, concentrato, Rafa Nadal non sembra mai contento.

Ma in questo Natale no, non può essere così.

Nel 2017, all’età di 31 anni, quando sembrava ormai un campione finito, quando tutti sembrano campioni finiti, gioca una stagione spettacolare. Vince 2 Slam (Roland Garros e New York) e i tornei di Madrid, Montecarlo, Barcellona e Pechino. Conquista altre 4 finali. E ora è di nuovo numero 1 mondiale ATP.

Insomma un bel pensiero per l’anno nuovo che vale per tutti è questo: in qualunque momento della tua vita puoi “giocare il tuo miglior tennis”, non importa quanti anni hai, non importa chi c’è contro di te, non importa se il tuo coach ti dà il due di picche senza nemmeno un wazzap.

Rafa, almeno quest’anno sei contento? “Vamos.” Felice Nadal!

E questi?

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