Febbre a 90′

Il calcio è una cosa seria. L’éducation sentimentale di Nick Hornby all’amore per l’Arsenal, senza se e senza ma, può essere l’autobiografia di qualunque tifoso. Tra le sue tipiche parentesi, divagazioni, incisi, paradossi, humor, confusioni ed intrecci con la vita privata, Hornby descrive in maniera perfetta non tanto il calcio quanto il consumo di esso, e come diventi elemento centrale nella vita del tifoso, fino ad accompagnarne e condizionarne gli umori, la vita di coppia, la programmazione (e cancellazione) degli impegni più importanti, persino la scelta di una casa piuttosto che un’altra.

La passione per il calcio nasce in un Nick bambino ma non troppo nella fine degli anni sessanta, e il racconto prosegue fino all’inizio degli anni novanta, periodo che coincide con la mia fanciullezza e prima autocoscienza di tifoso, della Juventus per la cronaca. A differenza dello scrittore, che segue il calcio in modo prevalentemente “live”, io non ho mai provato gran passione per lo stadio (e come me molti altri juventini a quanto pare) ma come lui ho sviluppato la cultura enciclopedica che contraddistingue ogni vero tifoso, un lungo percorso che va dalle figurine Panini al Fantacalcio passando per le trasmissioni sulle reti private con Elio Corno e Tiziano Crudeli e a questo punto anche Matteo Miglietta.

La mia passione è finita da una decina di anni, da quando si è capito che tutto era finto; nuove inchieste continuano a mettere a nudo il teatrino marcio del calcio ma il settore non andrà mai in default. Nonostante questo, il cordone ombelicale che mi lega al calcio sarà veramente reciso solo quando Alessandro Del Piero appenderà le scarpe al chiodo.

Il calcio che per me conta, quello vero e con tutta una serie di valori, ha iniziato il declino negli anni novanta, sono bastati pochi anni per ritrovarlo dissolto e dissoluto. A grandi linee questi sono i Grandi Valori andati in crisi:

  1. I numeri sulle maglie. Mai capita l’improvvisa eccitazione per quelli progressivi introdotti nel 1995. Il calcio vero ha i numeri dall’uno all’undici, di qui non si scappa. Il 3 è il terzino sinistro. L’8 è il mediano che lotta a centrocampo. Il 10 è il numero 10, colpi di tacco e punizioni all’incrocio.
  2. Le divise degli arbitri. O nere o niente.
  3. Le sostituzioni. Due erano sufficienti, e se la partita finiva in 7 contro 8 perchè c’erano cento infortunati e mille espulsi, era tanto di guadagnato per gol e spettacolo, altro che panchine lunghe e tre sostituzioni, più i portieri, e una fettina di qulo no?
  4. Gli stranieri. Non è un discorso xenofobo, ma allargare il mercato senza criterio ha tolto ogni senso ai vivai e alle squadre primavera, da dove appunto era stato pescato il Del Piero di cui sopra. Tre stranieri erano più che sufficienti, il Milan aveva gli olandesi, l’Inter i tedeschi… e la Juve i russi! Zavarov? Aleinikov? Ma siamo pazzi
  5. La domenica. Nel mio calcio ideale le partite si giocano tutte la domenica alle tre di pomeriggio e si ascoltano al parco con la radiolina, come una volta, e le vostre esigenze televisive e anticipi e posticipi mi fanno Skyfo.

E poi tante cose non mi piacciono più. Non mi piacciono le divise che cambiano ogni anno, gli sponsor che vedo adesso sulle magliette (una volta alimentari ed elettrodomestici, ora banche ed agenzie di scommesse, è un segno di come sono cambiati i tempi, e non in meglio), il calciomercato tutto l’anno, l’estinzione del totocalcio a favore delle scommesse di cui sopra, la Nazionale che per i campioni non conta più niente, eccetera, eccetera; eccetera.

Sono un vecchio brontolone, signora mia. Concludo con una citazione da Santa Maradona, film fondamentale del 2001, in cui si accenna agli stravolgimenti nelle coppe europee (che poi anche sull’eliminazione della Coppa delle Coppe ci sarebbe da ridire ma glissiamo):

BART – Ma è il mondo che va in fretta, Andrea, è il mondo che va in fretta! Non vivi mica più nel Cinquecento che non succedeva mai un cazzo. Adesso le cose corrono! Torni a casa la sera e come niente ti trovi su Tele+ i porno! Andrea, la Champions League…? E dai…!

ANDREA – La Coppa dei Campioni che fine ha fatto?

BART – Sparita, dimenticata, scordatela. Niente più Coppa dei Campioni!

ANDREA – Sono cose che fanno pensare.

E questi?

2 commenti

  1. gran libro e gran film febbre a 90’… (potevi citare il fatto che il protagonista è l’attuale ultimo premio oscar come miglior attore)…

    grandi verità quelle che hai scritto sul calcio… aggiungerei anche il retropassaggio al portiere che non può prenderla con le mani…

    1. purtroppo il film non l’ho visto… cmq è vero ho dimenticato il retropassaggio, regola che ha mandato in crisi tutta una generazione di portieri, ma in realtà aveva un giusto senso, come il fallo ultimo uomo o i minuti di recupero sulla lavagnetta

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