Erba terra cemento

Erba terra cemento, mare montagna città

Mare montagna città.

Sono in anticipo, i tornei di tennis, sulle palle quotidiane e sui giri delle stagioni (che non sono quattro, non più).

Quasi tutto un anno sul cemento. I tornei si giocano su parcheggi dei centri commerciali, le strisce sull’asfalto delimitano il campo: questo è il punto di vista delle scarpe da tennis mentre consumano la gomma, giorno dopo giorno, copertoni pneumatici da sostituire ai cambi di temperatura.

Le giornate cominciano ad allungarsi, l’aria si fa più mite, non fai in tempo ad accorgertene che la stagione sulla terra è iniziata. Lo slam francese è il gran premio della montagna. I giocatori si abbronzano sotto il sole, pelle color terra, vestiti lordi di fango e cadute, fatica, sforzo e lentezza. I campi su terra sono fatti in salita.

E poi arriva il tempo del mare, che non inizia quando sei al mare, ma quando te ne viene voglia. Il tennis sull’erba è in anticipo sul mare, ma puntuale con la voglia. Vedi la prima partita sull’erba e vieni calato di colpo in un altro mondo, come più tardi avverrà col primo sguardo dall’autostrada sull’oceano mediterraneo, l’ebbrezza della brezza marina appena esci dalla macchina. È un altro gioco, ma ogni anno è lo stesso, così anche lo stupore. La stagione dell’erba dura solo un mese, come il mare e come l’estate.

E ora, in anticipo sul ritorno in città, ecco di nuovo il cemento. Gli autovelox segnalano servizi a oltre duecento all’ora. È concessa qualche gita sulla terra, sempre più raramente, prima delle finali di Londra, gran gala di capodanno, un mese in anticipo.

L’anno nuovo, infatti, comincia dall’Australia.

E questi?

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