Due tedesche ad Aliano

la luna e i calanchi

Pensate di attraversare l’Italia intera in macchina, il classico viaggio della speranza, la speranza di arrivare, arrivare al Grande Raccordo Anulare che siete già un po’ stanchi, prendervi un panino semifreddo in un autogrill squallidino e, proprio mentre state per ripartire, essere avvicinati da due ragazze con uno zaino più grosso di loro che vi chiedono in inglese di dargli un passaggio verso sud. A me e Chicco è successo questo e gli abbiamo detto ok.

Dunque ecco il nostro trabollente pandino bianco rinfrescato da una ventata di primavera, due misteriose ragazze, bionde solo perché sono tedesche, belle anche perché sono tedesche, Marie e Marlene.

Il loro viaggio in autostop, la loro vacanza italiana, seguiva la direzione decisa da un lancio di monetina. Avevano tre monete, una per decidere se andare in città o in campagna, una per decidere se è il momento di svagarsi o lavorare, una per decidere qualunque altro tipo di alternative e possibilità. Queste monete le hanno portate a entrare in una coincidenza astrale e autostradale con me e Chicco.

Volevano essere portate a sud ma non avevano un’idea precisa su dove. Hanno indicato un punto a caso sulla cartina (costiera amalfitana più o meno), comunque l’importante era andare. Tra le altre cose gli abbiamo detto che andavamo in Basilicata, ad Aliano, a un festival che si chiama La Luna e i Calanchi, tradotto The Moon and the… come si dice calanchi? Abbiamo cercato di spiegarglielo ma l’unico modo per capirlo è venire. Venite? Quasi subito ci hanno detto di sì, ci sembrava una situazione ideale per due come loro; dopo essere state qualche giorno a Roma, le stavamo portando a vedere il contrario di Roma.

Un viaggio molto simpatico. Il mio inglese è fragilino e ho spesso bisogno delle parole delle canzoni rock per piazzare le frasi risolutorie. Comunque io e Chicco ci aiutavamo. Esprimersi in un’altra lingua mette fatica, e se cade il silenzio come si fa? Comunque io e Chicco ci aiutavamo. Chissà qual era stata la loro prima impressione. In seguito ci avrebbero detto che avevano capito di potersi fidare completamente di noi nel momento in cui in macchina suonammo Wonderwall con l’ukulele (sì, è successo anche questo, e hanno conosciuto Luppolo Il Nano e le canzoni dei Nemici eccetera e tutto il baraccone di storie varie che mi porto dietro e dentro quando sono on the road).

Non parlavano italiano, e come ogni tedesco sapevano l’inglese molto meglio di noi. “Frutta di stagione” dei Nemici è servita a fargli imparare i mesi in italiano. Chicco le teneva edotte con traduzioni simultanee, ha tradotto per loro uno spettacolo teatrale, qualche canzone, tanti discorsi, l’unica cosa che era impossibile da tradurre era il dialetto lucano, semplicemente perché non lo capivamo neanche noi.

Diversamente da quanto gli sforzi linguistici potessero far pensare, ci intendevamo serenamente, nessuno di noi si sentiva responsabile o legato a un destino deciso a testa o croce. E intanto i luoghi di Aliano diventavano il teatro di una settimana splendida, nelle piazzette, nei calanchi, fra le tende, fra le vie, nei bar, nelle macchine che davano passaggi e salotti provvisori per persone che mai e poi mai.

Non le ho mai viste tenere in mano un cellulare, o una macchina fotografica, o gadget vari da turisti. Non facevano foto, ma disegnavano su un taccuino le cose che gli piacevano di più. Il primo disegno che hanno fatto era di me e Chicco in macchina, visti dai loro sedili posteriori dove erano ammassate con i loro zaini. Ci chiedevano ogni tanto di scrivergli alcune espressioni in italiano che le incuriosivano. A me invece incuriosiva il loro taccuino, una volta me l’hanno fatto sfogliare, su una pagina ho letto il mio nome, all’interno di un paio di righe tutte in tedesco. Chissà cosa c’era scritto, magari nulla di importante, o magari sì, poteva essere qualcosa di liscio o qualcosa di frizzantino, più non conosco la lingua più vado di immaginazione.

Marie suonava la chitarra improvvisando testi di due note con una caldissima voce soul blues, e si esibiva di sera in coreografie con un bastone luminoso sospeso nel buio. Un “magic stick” che farebbe pensare ai numeri del Diabolo, ma se quello era solo circo, la sua era danza. Marlene era più silenziosa, osservatrice, eppure in perfetto equilibrio con il mondo intorno e il mondo interno, era la prima estate che girava in autostop, era lei che mi aveva chiesto se le caricavamo per destinazioni provvisorie.

Tutti gli amici tedeschi gli avevano detto che fare autostop in Italia è impossibile. Eppure ci stavano riuscendo alla grande, usavano comunque qualche accorgimento per evitare spiacevoli imprevisti. Per esempio di solito fotografano la targa della macchina su cui viaggiano e la mandano ad amici perché sappiano con chi sono. Tengono un coltellino da campeggio nascosto da qualche parte. E non sempre dicono il loro vero nome… Comunque a noi non hanno mai tenuto nascosto nulla, così ci hanno detto. Nemmeno la targa ci hanno preso. Certo rimane un velo di mistero su altre cose, nella mia fantasia hanno un qualche rapporto speciale per cui la parola amicizia è una definizione troppo insipida, non so se la mia fantasia coincide con il loro mistero, meno le ho conosciute più sono andato di immaginazione.

Dopo qualche giorno per loro è venuto tempo di andare. L’ultima sera è iniziata con una sigaretta aromatizzata, luppoli e grappoli, una nuova danza col magic stick, un’alba e un nuovo giorno e un nuovo viaggio. La loro piantina dell’Italia aveva il circoletto su Aliano, e di lì a poco avrebbe avuto anche un altro circoletto in qualche luogo del Gargano, che volevano raggiungere per fare qualche giorno di mare. Combinazione, erano anche le mete della mia estate, è bello che il destino abbia fatto incrociare i nostri circoletti nel qui e ora più paesologico possibile. Forse per la prima volta la paesologia è stata pronunciata con la y alla fine, paesology.

Il giorno dopo, fatta colazione, ci siamo salutati davanti al minimarket, loro sono entrate per comprare una cosa, io e Chicco siamo andati da un’altra parte per chissà quale motivo, da quel momento non le abbiamo viste più. Peccato. Ci sono mancate loro, ci è rimasto un po’ del loro spirito etereo, libero e vagabondo che è rimasto a fluttuare nell’aria come il loro magic stick. Ma la moneta aveva deciso.

E questi?

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