Dove siamo finiti

peanuts

Ecco Io, Tu, Egli, Ella.

Le peggio piogge dell’autunno insistono senza soluzione di continuità. Usciti dal posto in cui siamo finiti, meno male ci sono i balconi che ci riparano. Chi cerca qualcosa nella borsa, chi si accende una sigaretta, chi paciocca sul cellulare, chi si lamenta del tempo. Siamo amici da una vita e le formalità dei saluti sono eterne. Piove così tanto che abbiamo tutti l’ombrello.

Anzi, quasi tutti: Ella si accorge di averlo dimenticato dentro.

– Torno dentro a prendere l’ombrello, arrivo subito.

Ok. Le piogge insistono senza soluzione. Chi si accende un’altra sigaretta, chi si lamenta del tempo, chi paciocca sul cellulare per sentirsi più solo. Il tempo passa e Ella non torna, ma cosa sarà successo? La sigaretta è finita, sul meteo non c’è molto da dire oltre all’evidenza, nessuno risponde sui gruppi di wazzap. Egli prende l’iniziativa:

– Dai, vado a vedere dov’è finita Ella, arrivo.

Ok. Le piogge idem come prima e come ieri e l’altro ieri. Chi si lamenta del tempo, chi paciocca sul cellulare per sentirsi occupato. Il tempo passa e né Egli né Ella tornano. Tu cominci a preoccuparti. Io ammetto che ho tanto sonno. Però sarà passato almeno un quarto d’ora e convengo con Tu che è davvero strano che non siano tornati. Cerchi di chiamarli ma hanno il cellulare spento oppure è occupato oppure dentro non prende, non si capisce. Allora dici:

– Vado a capire dove cazzo sono finiti Egli e Ella, por

Ok. Resto a prendermi la pioggia e non ho più nessuno con cui lamentarmi del tempo. I minuti passano e nessuno torna, né Ella, né Egli, né Tu. Chissà dove siete finiti tutti. Si suppone che ora Io dovrei tornare dentro a capire dove siete. Ma qui fuori si sta quasi bene, non fosse per la pioggia, il freddo, le auto che mi spruzzano addosso le pozzanghere, la sveglia presto il giorno dopo. Ho un libro in tasca ma se lo apro si bagna. E poi mi aspetto che Ella, Egli e Tu tornino in un tempo ragionevole. Comunque non è vero che qui fuori si sta quasi bene. Questa situazione sembra una variante idiota della canzone “4 amici al bar”. Faccio il solito gioco: conto fino a tre e vedi che escono. 1, 2, 3. Niente. Riprovo. 1, 2, 3. Niente. 1, 2, 2 e mezzo, 2 e tre quarti… si apre la porta! Ma non sono loro. Merda.

Non so se tornare dentro a cercarli o andarmene, prima che tornino. Comincio ad accarezzare l’ipotesi di darmi alla macchia. Ho tanto sonno, dopotutto. I pullman passano ancora. Tutte le circostanze sono favorevoli alla mia fuga anticipata. La mia determinazione nell’abbandonare questa scena surreale cresce di secondo in secondo. Siamo amici da una vita, capiranno (non è vero). Sento rinsaldarsi dentro di me la convinzione dell’inevitabilità di un addio giusto, condivisibile, discreto.

Ma proprio in quel momento, entro dentro.

E questi?

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