Dischi 2011

  

  

Quanto è adorabile e retrò la parola “dischi” invece che “cd”. Qui chiacchiero alcuni degli album usciti nell’ultimo anno e ascoltati attentamente o distrattamente. Il minimo comun denominatore è il fatto di averli comprati perchè non sono così ggiovane come voi che scaricate tutto e subito tutto scaricate. Attenzione: questo post fa parte di tutto quel pericoloso ammasso di articoli e servizi che hanno come argomento “bilanci 2011” o “classifiche 2011” o che comunque fanno elenchi di cose e gente dell’anno che sta finendo.

Innanzitutto adoro “Keep you close” dei dEUS, sono un fan ritardatario, shame on me, ma purtroppo le loro prime cose sperimentaloidi non mi avevano mai pienamente entusiasmato, invece anni e anni dopo li ritrovo belli dritti rock ma con le melodie pettinate e un po’ agé che a me me piacciono.

Altri invece che si può dire abbiano compiuto il percorso inverso sono i Verdena: il loro doppio “Wow” è molto bello ma digeribile quanto una peperonata a colazione. Sembra che stavolta abbiano voluto pisciare lungo tentando una sorta di “White album”, buttar dentro tutta la roba strana possibile, e dunque ne è nato un minestrone che contiene, oltre al classico burdel chitarristico e citazioni beatlesiane, anche momenti acustici, pezzi pianistici, voci a capella, scarti, cazzate varie ed eventuali. Ormai hanno preso una strada tutta loro che li condurrà chissà dove e io per ora li seguo contento ma col fiatone.

Il discorso è complicato per quanto riguarda i Coldplay. “Mylo Xyloto” è un nome che subito rimanda all’altro album un po’ pacco della loro discografia, “X&Y”. E già ho detto tutto. Il disco in teoria è perfetto, produzione sontuosa, belle melodie, anche questo in collaborazione con Brian Eno come il precedente “Viva la vida”, eppure non riesce a tirarmi fuori le stesse emozioni. In un pezzo c’è Rihanna che canta, ed è già un altro tipo di emozioni.

Dei Perturbazione è uscita la riedizione di “In circolo” con ulteriore disco di inediti “Fuori dal giro”, che per ora ho ascoltato troppo poco anche se mi sembra abbia tracce molto interessanti. In realtà è “Del nostro tempo rubato” che, a scoppio ritardato, ha imperversato nelle mie orecchie per l’anno intero. Si è fatto strada non subito ma gradualmente, ascolto dopo ascolto, come i dischi che davvero restano. Rimarrà colonna sonora di un certo periodo in una certa macchina per certi amici ai quali sono molto legato.

Rome è un disco “famolo strano”, prodotto da Danger Mouse ed un compositore italiano, Daniele Luppi, con guest Jack White e Norah Jones che, anche se decontestualizzati, sono una garanzia. So poco di questa operazione, il tutto ha un tono cinematografico, morriconiano ed assai vintage.

Noel Gallagher’s High Flying Birds me lo dovevo, ho bisogno periodicamente di ridare sfogo alle mie riminiscenze brit, teen, pop, etc etc, insomma a risciacquare i panni nel Tamigi. E’ il disco di un songwriter che ha di nuovo una certa fame e voglia di riscatto dopo la turbolenta conclusione della vicenda con gli Oasis e dopo un periodo in cui è sembrato adagiarsi sugli allori. Viene fuori un lavoro di intensità media, alcuni passaggi a vuoto ma anche alcune tracce in cui Noel si pavoneggia delle sue abilità melodiche (“Broken arrow”, “What a life”, “The death of you and me”). E’ una prova superiore forse a gran parte delle ultime produzioni Oasis e mille volte meglio dei poveri Beady Eye. Ora everybody’s on the run.

Assenti eccellenti sono Radiohead, Arctic Monkeys, Foo Fighters, Strokes, Lenny Kravitz, Black Keys, Kasabian e tutta la moda indie italiana (Zen Circus, Dente, Brunori sas etc). Ma ho anche una vita mia, non è che posso stare tutto il tempo dietro a sta musica e ste chitarre e sti capelloni

E questi?

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