Diario della cacata

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Gimmi era uno simpatico, tutto sommato. Aveva una vita discreta, soprattutto nel senso di solitaria, e non era uno di quelli che amassero i grandi cambiamenti, ma sapeva l’importanza delle piccole cose.

Il momento della defecazione mattutina era il più importante della giornata.

Andare di corpo con abbondanza e regolarità era per lui il primo indice di salute. Corpo sano in mente sana: una buona cacata è alla base di una vita serena.

Ogni mattina, una buona evacuazione lo faceva partire con il piede giusto per affrontare la giornata. Lavoro, umore, incombenze varie, tutto lo slancio e l’energia che si devono mostrare in questo misero mondo stitico erano legate a un buon andar di corpo. Se invece non riusciva oppure defecava poco e male, la giornata prendeva una brutta piega, il malumore lo assaliva, tendeva a disdire appuntamenti, non andare a lavoro, attendendo che giungesse lo stimolo giusto a risolvere la situazione.

Si svegliava molto presto, circa due ore prima di uscire, per non avere problemi: se l’intestino si rivelava imbarazzato, aveva così tutto il tempo per attendere che si levasse l’imbarazzo.

Questo appuntamento mattutino assunse un’importanza tale che iniziò a studiare e registrare le sue abitudini. Iniziò a prendere nota, giorno per giorno, delle caratteristiche di ogni sua defecazione. L’orario, la quantità (scarsa/sufficiente/buona), la consistenza, l’eventuale secondo episodio della giornata: cominciò ad annotare questi dati sulla sua agenda personale.

Finito l’anno, acquistò un quaderno apposito (un semplice ma sobrio Monocromo, indovinate di che colore? Gimmi si riconosceva una certa dose di autoironia!) dove inserire tutte le informazioni, aggiungendo note generali con impressioni, variazioni nell’alimentazione, e altre informazioni che potessero migliorare e prevedere il suo comportamento intestinale. Aveva persino iniziato ad annotare quanti fogli di carta igienica ogni volta venissero impiegati per l’igiene personale, a questo proposito aveva provato ognuna delle marche in vendita al supermercato per trovare la più confortevole, in modo da rendere l’evacuazione un’esperienza più soddisfacente possibile. Mai deretano nella storia dell’umanità fu più coccolato.

Finito anche quell’anno, decise di fare sul serio e trasferire il suo diario quotidiano sul computer. L’aveva chiamato semplicemente diario.xls anche perché era l’unica sorta di diario che tenesse. Quantificando i giudizi delle sue categorie (con “voti” da 1 a 10), il foglio excel gli permetteva di riassumere in medie, tabelle, grafici tutta la sua esperienza intestinale, in modo da visualizzare il trend delle sue evacuazioni, prevedere l’andamento delle prossime ed effettuare confronti incrociati su quali alimenti e quali abitudini (pratica di sport, tisane, biscotti ai cereali, latte sì o latte no? etc…) fossero foriere di maggiore soddisfazione in bagno.

Un giorno iniziato con un’ottima defecazione conobbe una ragazza, molto diversa da lui, estroversa, curiosa, brillante, una di quelle persone desiderose di buttarsi in esperienze sempre diverse. Se ne innamorò, perché era molto bella, affascinante e imprevedibile, con due occhi verdi pazzeschi che non aveva mai visto (se ci pensava un attimo non riusciva a ricordarsi chi delle sue conoscenze avesse gli occhi verdi, li confondeva con quelli azzurri effettivamente). Bisogna dire che fu lei a tirarlo dentro al gioco dell’amore. Gimmi era diventato luminoso come non mai, dava l’impressione di essere più bello di tre o quattro anni, stava cambiando e aveva sviluppato tutte quelle capacità che sviluppano gli innamorati: passare notti senza dormire, partire per viaggi senza sapere dove stare la notte, essere capaci di follie d’amore, dimenticarsi gli impegni…

Non si accorse nemmeno di aver ormai abbandonato il suo diario delle cacate.

La storia con la sua ragazza dagli occhi verdi proseguiva. Si vedevano sempre, ogni giorno, ormai si poteva dire che erano fidanzati. Ma la tipica routine che porta il fidanzamento, che per lui era il traguardo più naturale cui aspirare, per lei era veleno. Lei cominciò ad allontanarsi, a sorridere con sforzo, a fissare i piccioni con espressione assente, a vedere altre persone che-davvero-dovresti-conoscere. Un giorno lui volle parlare-di-noi, e lei gli disse che non se la sentiva di andare avanti, perché non si sentiva sicura e non sapeva cosa le stava succedendo e forse aveva bisogno di nuovi stimoli e tutto il resto che potete immaginare. Lui era disperato. La amava ogni giorno di più, come è ovvio per chi è rifiutato, mentre lei ogni giorno di meno. Più lui la cercava, più lei scappava. Iniziò dunque per il poveretto un nuovo cambiamento, cominciando a sviluppare tutte quelle capacità che sviluppano coloro che soffrono delusioni sentimentali: passare notti senza dormire, partire per viaggi senza sapere dove stare la notte, essere capaci di follie d’amore, dimenticarsi gli impegni…

Era finita, comunque.

Gimmi pianse tanto (lui che non piangeva mai!), per giorni, settimane, mesi. Ma ci si abitua a tutto, e pian piano riuscì ad abituarsi ad una vita senza di lei. Sul desktop del computer c’era sempre appeso quel file che non apriva da tanto tempo: accecato dall’amore non l’aveva notato neanche più. Forse sì, una volta, aveva detto a quella ragazza che teneva un diario così e cosà. Ma non era una cosa seria, si premurò di precisare, in effetti voleva solo farla ridere un po’, anche perché ormai considerava il diario una buffa bizzarria di un se stesso ancora ingenuo e immaturo. Forse, ripensandoci, era proprio in quel periodo che le cose iniziarono a cambiare. Forse era proprio in quel periodo che il trend della loro storia cominciò il declino, che la curva della loro magia aveva passato il suo punto di vertice. Forse aveva detto qualcosa di male? Forse avevano iniziato a conoscersi troppo? E che male ci sarebbe, comunque?

Comunque Gimmi riprese la compilazione quotidiana del suo diario.xls, dapprima più che altro per tenersi la mente occupata e fare qualcosa, non importa cosa, qualunque cosa per dimenticare il dolore del fallimento in amore. In breve ne recuperò pienamente lo spirito e considerò in questa attività anche un significato psicologico. I picchi in alto sono entusiasmanti ma sono seguiti da picchi in basso almeno equivalenti, e l’attività intestinale gli aveva insegnato quanto fosse importante la regolarità, l’equilibrio, la pazienza. Siamo tanto diversi, pensava, forse anche sull’asse del water: ognuno ha un suo trend personale. Ci sono momenti in cui siamo necessariamente soli, ma la solitudine è pure quella una risorsa. La pigrizia andrebbe combattuta con l’applicazione, ogni giorno, prendendosi cura delle piccole cose. La noia è una nuvola che si dissolve con la fantasia.

E avanti così coi pensieri, Gimmi, seguire l’ispirazione, chissà dove può condurre. Per esempio, ogni tanto pensa (con la sua certa dose di autoironia che gli riconosciamo!): in fondo quella ragazza dagli occhi verdi, ogni volta che caca, in qualche modo pensa a me.

E questi?

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