Difesa preventiva del Concertone del Primo Maggio

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È necessario ogni tanto difendere l’indifendibile, o l’indiefendibile, se si tratta di evento di vago richiamo indie. Il Concertone del Primo Maggio rientra di striscio in questa categoria. Spesso il suo amaro destino è rimanere bistrattato e strapazzato dentro il cortocircuito dei due schermi in salotto: il televisore (input) e il cellulare (output).

Un mesetto prima dell’edizione di quest’anno vorrei farne una difesa preventiva, che è un’espressione brutta, ma i titoli alternativi erano “non sparate su…” oppure “spezziamo una lancia a favore di…” che solo a ipotizzarli mi viene la nausea. 

Nell’arco dell’anno c’è una trinità di eventi musicali nazionalpopolari che si palesano in televisione, e dunque diventano bersaglio di ogni chiacchiera e di ogni #polemicotto. Per ciascuno di questa triade, è consuetudine lanciare strali sull’internet di sdegno e di scherno nei confronti degli artisti protagonisti (certuni li chiamano, d’altra parte). Tutto questo è naturale: il nostro DNA italiano da divano incline alla lamentela, al rimbrotto, al piagnisteo, prende il sopravvento. Fa parte di quell’insieme di quotidiani sentimenti di afflizione che da me in Piemonte sono riassunti nella parola “sagrìn”. Qualche volta scappa anche a me il #polemicotto, lo ammetto, in parte pentendomene.

Questa trinità è composta da:

  • Sanremo (il Padre),
  • X-Factor (il Figlio),
  • Concertone del Primo Maggio (lo Spirito Santo, cioè il brutto anatroccolo della trinità),

Amen.

Per i primi due il problema non si pone, sono programmi di intrattenimento, è lo spettacolo che conta, la musica dipende. E allora vale tutto, possiamo digitare qualsiasi bruttura, farà a malapena il solletico ai nostri bersagli. 

La storia del Primo Maggio è diversa: ci sono i sindacati che vogliono fare una festa per i lavoratori, ci sono i lavoratori che vogliono sentirsi tanti e importanti. Il rito si compie in un oceanico raduno in Piazza San Giovanni a Roma, con Concertone trasmesso in televisione sul canale Rai originariamente assegnato ai comunisti, secondo la tradizionale lottizzazione del pentapartito.

Diversamente dalle altre due kermesse, il Concertone non è un programma fatto per la televisione, è un evento giustamente creato per le migliaia di persone che vengono a viverlo in piazza. Dunque è ovvio che la percezione dal televisore sia piatta, distorta e irrealistica. 

Amen se i volumi sono completamente strampalati. Amen se la voce del cantante stona perché non sente una nota di quello che suona la band. Amen se la pubblicità e il TG interrompono l’esibizione del tuo cantante preferito. Amen se il cast artistico non soddisfa i tuoi selezionatissimi gusti indie. Probabilmente agli organizzatori non importa assolutamente nulla dei telespettatori da casa (compresi noi piemontesi col sagrìn), nel momento in cui hanno davanti una bolgia di pubblico preso bene. E questo è comprensibile.

Concertone concertazione

Non ho mai avuto l’ardore di assistere a un Primo Maggio a Roma, perché patisco la grande quantità di gente, che quando è troppa diventa la gggente. Però mi piace guardarlo in televisione (tanto il Primo Maggio qui in Piemonte piove sempre, cosa vuoi fare sennò?). Accetto dunque di godere di uno spettacolo che arriva nelle case così come viene, senza pretese di raffinatezza. Assumo un sindacale atteggiamento di concertazione tra il Concertone reale e il Concertone percepito. Finché il servizio pubblico mi darà possibilità di vederlo, mi sento a mio agio nella visione limitata dal divano.

Ecco la ripresa dall’alto, migliaia di giovani arsi dal sole, o inondati dalla pioggia, a seconda delle condizioni atmosferiche mai mediane. Stringi sul palco, musicisti che si fanno largo tra un cambio e l’altro, con slalom tra batterie e tastiere per conquistarsi il loro metro quadro di competenza. Barba cresciuta, facce sudate e pass artista che penzola tra le gambe. Un paio di pezzi rapidi e poi sloggiare, ogni tentativo di infilare il terzo pezzo è soffocato sul nascere, vedi Marlene Kuntz. E poi i presentatori, scelti tra i volti dello spettacolo de sinistra, con la voce rotta per la maratona di interventi (notare l’anno scorso la scelta di Camila Raznovich, una che già ha la voce rotta di suo e nemmeno a metà pomeriggio era completamente a pezzi).

Insomma, è un palco che richiede sacrificio. Nei volti di chi sta lì sopra riconosco grande patimento ed eroica precarietà. La musica precaria nelle prestazioni degli artisti del momento, il lavoro precario nelle parole roboanti dei capoccia sindacali, l’amore precario nella gioventù dei ragazzi che sotto palco limonano a mulinello.

A volte, il miracolo

Eppure ogni tanto quel palco riesce nel miracolo. I Bud Spencer Blues Explosion, fino al 2009 misconosciuti, infiammano Roma con una cover dei Chemical Brothers, Hey Boy Hey Girl, il giorno dopo tutti parlano di loro. Nel 2013 i Management Del Dolore Post Operatorio, noti solo nelle nicchie indie, irritano la Chiesa mostrando un condom come un’ostia, e si scatena l’inferno e le proteste e le scomuniche e l’hype.

Ma ciò che mi piace di più è la storia di un pugno di ragazzi che un Primo Maggio del 1995 partono dal Piemonte, lasciano a casa il sagrìn e si tuffano nella primavera di Roma. Si immergono talmente nell’avventura che decidono di formare un gruppo, perché vogliono arrivare su palchi così, scrivere canzoni anche loro, vivere da musicisti. Così si autobattezzano Mambassa e iniziano una storia unica, periodi di euforia e fortuna, altri di stasi e oblìo, scommesse ora vinte ora perse ora vinte ora perse e così via. Dal pop sfacciato fino all’infinita malinconia, adoro tutti loro cambi di rotta. Non so se faranno altri dischi. In ogni caso, le conseguenze di quel Primo Maggio sono state canzoni che amo e ho ascoltato ripetutamente, e per questo ringrazio il laico Spirito Santo della musica.

Ogni Primo Maggio mi torna in mente questa storia. Chissà quante altre simili sono nate lì in un qualsiasi Concertone. Unica condizione: vivere il momento e il luogo. Il sagrìn social sul divano per suoni brutti, tizio stonato, presentatore mollo, sta a zero. Compreso il mio quando mi scappa. E se mi scappa, è solo perché a questa festa voglio bene. E a dire la verità qualche volta ho sognato anch’io di essere su quel palco, un po’ stordito, con la faccia ustionata e il pass artista che mi penzola tra le gambe.

E questi?

18 commenti

      1. perfetto, sì!
        Io condivido un po’ la visione che “la democrazia ha abbassato il livello” – purtroppo come dire era un male inevitabile: di Mozart ce ne fu uno, di Young e di Beatles pochi…. e via così.
        E poi c’è il problema del “dobbiamo fare i soldi” ossia il capitalismo, che purtroppo è il meno peggio che abbiamo.

        Non so quale sarà la soluzione. Però continuiamo ad ascoltare di tutto e vediamo!

        1. Se dovessi dire qualcosa di ottimista, mi sembra che negli ultimi tempi il pubblico dei concerti (anche quelli piccoli) sia un po’ cresciuto. Cerco di vedere il bicchiere 1% pieno! 😀

          1. i concerti credo che vadano comunque, sì!
            sono le vendite di supporti fisici (io son tornato da Londra con 7 CD 🙂 ) che han patito. Oltre appunto a quei discorsi sulla qualità, gli impianti audio ecc…

  1. Se vediamo il Concerto del Primo Maggio come un evento musicale allora, secondo me, tiene conto del gusto del pubblico…eccome se ne tiene conto! :-); lo scorso anno c’erano gli Editors,Levante, Lo Stato Sociale, Sfera Ebbasta (che credo poi non si presentò ma che era in cartellone) e nel tempo si sono avvicendati artisti che in quegli anni andavano alla grande: Subsonica, Marlene, Afterhours, Capossela, Caparezza. Se lo vediamo come una qualche cosa musicale con un qualche significato sociale allora preferivo il Concerto del Primo Maggio di Taranto. Comunque anche io sono affezionata a questa festa…più che altri mi fa tenerezza!

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