Compagni di viaggio

Lui

Dov’eri quando non ti cercavo? Dov’eri quando non ti conoscevo? Eri accanto a me… ma proprio accanto a me: mi stavi sorpassando con la tua Panda arancione, è insolito vedere una Panda di colore arancione, poi non ci ho pensato più.

Capita, nei lunghi viaggi in autostrada, che una macchina in particolare attiri l’attenzione, per il colore insolito o per un bagaglio ingombrante o per una scritta sulla fiancata o chissà cos’altro. Magari la rivedi tante volte perché, combinazione, i vostri percorsi sono uguali. La macchina “strana” diventa un punto di riferimento, a buon diritto una compagna di viaggio.

Sull’autostrada il sole era rovente. Un grumo di macchine si stava formando verso Rimini. I telegiornali parlano di controesodo, invece è una transumanza, anzi le vacche si muovono a velocità certamente superiore alle auto imbottigliate in questa tipica coda d’estate, in una tipica coda d’estate.

Finiti i rallentamenti, il traffico è ripreso. Avevo bisogno di riprendermi anch’io: mi sono fermato all’autogrill per andare in bagno e bere un caffè. Casualmente, ho visto la Panda arancione parcheggiata. Ancora non ti conoscevo, ancora non ti cercavo, ti ho vista entrare nella Panda, avevi in mano una bottiglia d’acqua che probabilmente avevi appena comprato. Avevi l’abbronzatura di una che torna, non una che parte. I tuoi occhiali scuri ti facevano delle belle labbra, e non mi volevano svelare se mi stavi spiando, mentre ti stavo spiando.

D’istinto ho guardato la tua targa, c’era l’indicazione della provincia: TO, andavi nella mia stessa direzione? Forse le nostre strade, anzi la nostra strada, si sarebbe ricongiunta. Giusto il tempo di un caffè e sono ripartito, per Torino, per gioco, per raggiungerti.

Pesaro Rimini Cesena Forlì. Eccoti, ti ho sorpassato, in modo da riguardarti ancora, restando voltato a destra più che potevo e rischiando di schiantarmi sul guardrail. Mi sono lasciato sorpassare di nuovo, così da averti davanti e non perderti di vista, mi hai tagliato la strada, scema, non sai neanche guidare. Così ho deciso, nel caso di fossi fermata di nuovo in autogrill, avrei attirato la tua attenzione, con una battuta stupida tipo se fossi un frutto saresti un pandarancio (ma farebbe ridere solo me), e poi chissà, avrei improvvisato qualcosa. Mentre ridevo alla battuta che non fa ridere, non mi ero accorto che il disco dei Verlaine in autoradio era ricominciato per la terza o quarta volta, questo voleva dire che ti stavo dietro con la testa da almeno un paio d’ore.

Bologna Modena Reggio Emilia, il sole calava assumendo contorni più definiti dietro un velo di nubi, sembrava quasi una luna piena. Il tempo accelerava, viaggiava ad una velocità molto maggiore dei miei centotrenta, era urgente arrivare a te in qualunque modo, anche maldestro. Da lontano ti ho vista mettere la freccia per fermarti a un’area di servizio. Il destino forse mi stava aiutando. E freccia sia.

Sono corso dentro l’autogrill per cercarti. Ho guardato ovunque ma non c’eri, ho persino sbirciato nel bagno delle donne per capire se eri lì, dove diavolo eri finita? Ho cercato ancora una volta, e un’altra, poi sono uscito deluso, ho avviato il motore e sono partito per rimettermi in autostrada, sono passato dalle pompe di benzina… all’improvviso ho capito: eri a fare rifornimento, ecco perché non ti ho visto, facevo prima a guardare dov’era parcheggiata la tua auto o se era in fila al benzinaio. A quest’ora eri ripartita da almeno una decina di minuti e chissà dov’eri. Sono uno stupido.

Sono ripartito anch’io, per riprenderti ed inventarmi qualcos’altro, ma la notte calava inesorabile. Le macchine stavano diventando indistinguibili, un paio di luci nel buio e basta. Parma Piacenza Alessandria Asti. Impossibile vedere i colori, persino l’arancione della tua Panda. Ti avevo persa.

Torino. Entrato in città, ho guardato attentamente, in tutte le vie e i controviali che ho percorso per arrivare a casa mia, se per caso ci fosse parcheggiata la tua auto. Trovarla sarebbe stato un caso eccezionale, statisticamente quasi impossibile. Ma anche l’avessi trovata, a cosa sarebbe servito? Quale citofono avrei suonato? Quale numero avrei chiamato?

Non ti cerco più, non ti ho conosciuto mai. Eppure siamo stati, a modo nostro, compagni di viaggio.

Lei

Dov’eri quando non ti cercavo? Dov’eri quando non ti conoscevo? Eri accanto a me… ma proprio accanto a me: ti stavo sorpassando con la mia Panda arancione, era un bel po’ che ti stavo dietro e andavi come una lumaca, ma mi aveva colpito la tua targa con le cifre 999, tipo 666 al contrario, tipo mille meno uno, tipo quattro cifre meno uno.

Capita, a volte, di soffermarsi sulle targhe strane, quelle che hanno i numeri tutti uguali, o quelle in cui le lettere formano una parola, o quelle straniere di cui cerchi di decifrare la nazionalità. Magari la rivedi tante volte perché, combinazione, i vostri percorsi sono uguali. La macchina con la targa “strana” diventa un punto di riferimento, a buon diritto una compagna di viaggio.

Mentre mi perdevo a pensare alle targhe, sull’autostrada il sole era rovente, il traffico era lento e non avevo nessuna voglia di tornare a casa, ma non avevo neanche voglia di stare in vacanza con Alex e i suoi amici dopo aver litigato con lui per una settimana di fila. Tutti e due non vedevamo l’ora di lasciarci, ma la parte della stronza ho dovuto farla io perché lui non ha le palle, così ho preso la macchina per tornarmene a casa, ma ora basta, non ho più voglia di star dietro a questa storia. In realtà ho ancora il nervoso e non riesco a pensare ad altro, ho persino cercato di concentrarmi sulle targhe delle macchine per non pensarci, ma niente.

Ho poi rivisto la tua macchina con la targa strana, per caso, parcheggiare all’autogrill. Avevo appena comprato una bottiglia d’acqua, stavo ripartendo, non so perché ti ho notato mentre uscivi dalla macchina. Che hai da guardare? Ancora non ti conoscevo, ancora non ti cercavo, avevi addosso la maglietta dei Verlaine, allora se li conosci anche tu probabilmente sei di Torino come me. Hai l’aria un po’ triste, ma un bel culo, oltre alla targa. Mi hai messo un po’ di curiosità.

Dopo qualche km mi hai sorpassato con la tua macchina targata 999, avevo gli occhi sulla strada ma era palese che mi stavi spiando, mentre ti stavo spiando. Il gioco mi piace. Stavolta ti sorpasso io, e ti taglio la strada per farmi notare un po’.

Vorrei continuare il gioco, ma ora mi stai sempre dietro e vai di nuovo come una lumaca, non riesco a capire dove vuoi andare, o se per caso ti fermerai a qualche area di servizio. Io però non posso andare avanti per molto con questa commedia, sono quasi a secco e mi devo fermare a fare benzina. Comunque vedrai la mia macchina alla pompa, se sei uno sveglio verrai a rifornirti anche tu e non ti sarà difficile farti avanti.

Non ti ho visto, stupido, mica sarai entrato in Autogrill?

O forse semplicemente non ti sei fermato e hai proseguito per la tua strada. Forse sono io che non ho capito niente, ho pensato di aver attirato la tua attenzione ma in realtà ero rincoglionita dal sole e dal viaggio. Sono partita, sia nel senso che mi sono rimessa in autostrada sia nel senso che sono una scema. Forse mi sopravvaluto e questa storiaccia con Alex mi ha un po’ dato alla testa. Eppure, per un intero pomeriggio è andata che non mi sono più ricordata di lui, mi sono dimenticata che avevo spento il cellulare per non sentire le sue chiamate e non leggere i suoi messaggi patetici, non ho più pensato alle mie vacanze sputtanate e ai prossimi giorni che passerò da sola nella città deserta, e tutto questo grazie a questa specie di incontro o non so come chiamarlo, visto che in realtà non ti ho neanche incontrato.

La notte calava inesorabile. In pochi minuti le macchine erano diventate indistinguibili, un paio di luci nel buio e basta, figuriamoci se potevo pure leggere le targhe. Ti avevo perso.

Entrata in città, mi sembrava di vedere ovunque la tua macchina, era effettivamente un modello molto comune, ma poi guardavo la targa e non era 999. Ma anche l’avessi trovata, cosa avrei potuto fare? E se non eri tu? E se tu non avessi idea di chi fossi io?

Non ti cerco più, non ti ho conosciuto mai. Eppure siamo stati, a modo nostro, compagni di viaggio.

E questi?

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