Collisioni, conclusioni

Stai scherzando, ci siamo dimenticati i festival torinesi? Quelli powered by televisioni e sponsor giovani. Quelli che i direttori artistici sono più conosciuti degli artisti ospiti. Quelli che comunque si finisce sempre ai Murazzi. Quelli che dobbiamo avere pazienza, gli hanno ridotto i finanziamenti. Quelli con gli artisti grandi scritti col carattere grande e gli artisti piccoli scritti col carattere piccolo e gli artisti medi scritti col carattere medio, che comunque spesso non è chiaro con quale criterio si decide quali artisti sono più grandi o più piccoli o più medi rispetto ad altri.

Quest’anno niente di tutto questo. Mi sono trovato un sabato rovente di luglio a Collisioni, nello spettacolo delle Langhe, dove il nome del paese – Barolo – è già evocativo di tutto un mondo di gusti, atmosfere, profumi. Sole caldissimo, vino buonissimo, donne patatissime, gli amici, i Nemici, i valorosi di Arci Real, Cinema Vekkio e Radio Trip.

Per la cronaca, il concerto dei Nemici in piazza Rosa è da ricordare come quello che per colpa di un destino balzano e nemico ho terminato con 3 corde rotte. Chissà quante me ne erano rimaste nella foto qui sopra scattata da Sara Lasserì?  Ma un giorno saremo gli Who e spaccheremo ben altro che tre stupide corde.

Così mi sono trovato nel deposito strumenti, a sostituire appunto le corde, ed è passata Patti Smith che cercava un bagno e il suo “cerchio magico” non lesinava consigli su quale fosse il più confortevole. Ogni idolo delle folle, anche in quei momenti lì, ha bisogno del massimo agio; la merda d’artista vale più della mia e di tutte le vostre messe insieme. Poco dopo, sono andato ad orinare nella stessa toilette dove era andata lei. Posso modestamente dire di aver pisciato nello stesso cesso di Patti Smith.

E poi nel mezzo del cammin tra una piazza e l’altra c’era Zucchero, premiato per un libro, che raccontava i suoi aneddoti tipo “quella volta che io, Pavarotti e una bottiglia di lambrusco… quella volta che io, Miles Davis e la cassettina di Dune Mosse…” etc etc, e ad un certo punto qualcuno dal pubblico gli ha urlato di basta, lui si è incazzato e se n’è andato, e davvero un po’ di bagarre calzava a pennello per dare un giro un po’ rock alla giornata.

Altri protagonisti, ad esempio Capossela, Littizzetto, Filippo Graziani, li ho seguiti solo a tratti. Il bello del festival era vagare, perdersi, assaggiare, dimenticarsi, curiosare nelle piazze “off”, conoscere qualcosa che non pensavi, ritrovare qualcuno che non ti aspettavi, avanscoprire un luogo che costituiva esso stesso un main artist. Inutile organizzarsi per seguire un proprio programma o determinati artisti, bisognava semplicemente immergersi e lasciare che la giornata ti portasse dove voleva lei. Dannazione, lo ammetto, sono stato davvero bene.

Infine, ritorno in deposito (Torino). E comunque dicevo, quella volta che io, Patti Smith e il cesso…

E questi?

3 commenti

  1. e io invece me lo son perso, Collisioni. Alcuni miei amici ci sono andati perché vivono da quelle parti, altri invece ci suonavano (hai sentito gli Huta per caso?). Sarà per la prossima, anche se continuo a leggere tante belle cose a riguardo, e mi sa che ho fatto una cavolata a non andarci.

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