Bershka

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Saldi, diminutivo di soldi.

Il centro commerciale era pieno ma non così tanto, sai la crisi, sai l’anno scorso c’era più gente, lo diciamo anche se non c’eravamo.

Il nome di questo negozio enorme non sono riuscito a pronunciarlo subito. Colori pastello. Musica pastello a cassa in quattro che non sa di nulla – due negazioni che confermano. Quattro culi femminili in fila correvano indossando jeans aderenti, mi ci sono soffermato anche se erano solo manichini. In negozio non c’erano tutte queste bellezze, esclusi noi s’intende.

Mentre ti perdevi tra le maglie e le giacchette che non sai scegliere e che compri perché non sei sicura, anch’io mi sono perso, non saprei seguendo cosa o chi, forse una ragazza dai capelli viola, poi mi sono voltato e non c’eri più.

Dov’eri finita?

Intorno cellulari che cadono, bimbi che non giocano, commesse che si piegano, che piegano. Ti cercavo ma eri sparita. Gli specchi che foderano i pilastri mi ostruivano la vista, mi voltavo di qua e di là ma vedevo sempre la mia immagine, sponsorizzata dalla scritta bianca appiccicata Bershka. A un osservatore esterno poteva sembrare che io li cercassi, gli specchi, invece che evitarli. Mi sarebbe piaciuto conoscere questo osservatore esterno e osservarlo ed essere più esterno di lui.

Mi sarebbe piaciuto incrociare di nuovo la ragazza coi capelli viola.

Pensavo a quella volta che ho trovato eccitante guardare una commessa smontare un manichino.

I nuovi di Dente e Brunori, opinioni originali fanno il pieno di mi piace su facebook.

Mi farei volentieri uno spritz.

Non riesco a ricordare i buoni propositi per l’anno nuovo che avevo pensato ieri.

Ma che fine hanno fatto i Goo Goo Dolls?

Insomma mi sono perso, ormai pensavo ad altro. Proprio quando non ti cercavo, ecco che ti ho trovato. Anche tu davanti a uno specchio, ti provavi un paio di borse tra cui non sapevi scegliere.

– Come sto?

– Bene

Guardavo lo specchio, non te.

E questi?

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