Be here now / Be there then

be here now oasis

Giovedì 21 Agosto 1997. Vent’anni fa esatti usciva “Be Here Now” degli Oasis. Avevo diciassette anni, aspettavo l’evento da mesi. Ho tenuto da parte trentacinquemila lire dalle paghette dei miei. Eravamo in vacanza in un posto sperduto sui monti in val di Susa che si chiama Barcenisio. Mi hanno accompagnato a Susa al negozio di dischi (era in via Roma vicino al campo da tennis sulla Dora) e ho acquistato la mia copia. Insomma, il fan ha risposto in maniera ineccepibile alla call to action “Be Here Now”.

L’album è stato stroncato da tutti. I giornali dicevano che era un disco deludente e noioso e gli Oasis erano dei cocainomani in delirio di onnipotenza. Lo stesso Noel Gallagher, qualche anno dopo, ha ripudiato quelle canzoni e quel periodo. “I primi due album erano un’altra cosa” si sentiva dire da qualche fan ritenuto fino a quel punto solido e fedelissimo. Le radio trasmettevano i singoli troncati perché duravano troppo.

E poi “Be There Then” era l’altra call to action lanciata per il tour planetario. Gli Oasis facevano numeri stellari, sia di vendite che di concerti. Il fenomeno era diventato moda, ma quanto ancora sarebbe durata? La stella più luminosa del brit pop era esplosa in una supernova che si sarebbe presto ridimensionata in una nana bianca. (I fan med fer it apprezzeranno l’uso della parola “supernova” in un discorso med fer it.)

Troppo, troppo, troppo. “Be Here Now” era una colossale sbronza di brit pop. Chitarrone distorte, suoni assordanti, frequenze brutali sugli alti. Persino la batteria si sentiva a malapena, soffocata da uno sproposito di overdrive. Tutte le canzoni duravano come minimo cinque minuti, una follia secondo i canoni radiofonici. La voce di Liam Gallagher, mai così potente e rock, era guida familiare e selvaggia in una foresta rigogliosa, fittissima, addomesticata occasionalmente da citazioni dei Beatles. In una canzone suonava la chitarra Johnny Depp, l’attore. Il cd era un orologio senza lancette, l’importante era il qui e ora, be here now.

Avevo bisogno di quello, il frastuono e le curve del canto, il bastone e la carota. Stordirmi le orecchie in cameretta, aprire il booklet coi testi e suonare queste melodie irresistibili, sognare di avere una rock band (e anche una chitarra elettrica, possibilmente). Quindi? Non me ne frega niente se non sembra un grande album, per me lo è eccome. I don’t give a fuck. “These are crazy days but they make me shiiiiiiiiiine”!

E questi?

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