L’ascensore

L'ascensore Torino

L’ascensore occupato è come il bagno occupato. Alla fretta si aggiunge il fastidio cui si aggiunge l’odio per le persone. La guerra fredda tra un pianerottolo e l’altro comincia il lunedì mattina, è necessaria prontezza di riflessi per schiacciare il pulsante appena sparisce la luce rossa. Schiacciare prima di quello al piano sopra. Schiacciare nervosamente a ripetizione quando la luce rossa non va via. Ogni mattina il condomino si sveglia e sa che dovrà schiacciare il pulsante più velocemente degli altri condomini. E quando l’ascensore è conquistato, godere della frustrazione altrui più che del proprio sollievo.

I grandi temi del mondo, i problemi dell’esistenza, gli affetti, tutto svanisce davanti alla lucina rossa “occupato”, in quei secondi c’è solo il mio dito che preme, spaziente, perpendicolare, binario.

Computer, tv, ascensori, la solitudine davanti a tasti e pulsanti ci cambia. Ah, beata ingenuità dell’età puerile, quando facevo la somma dei chilogrammi ipotetici per capire se rientravamo nella capienza scritta sul cartellino!

L’ascensore di questo civico di borgata Polo Nord è sorprendentemente veloce, ipotizzo l’abbiano fatto apposta per abbreviare il tempo di condivisione coatta fra persone che non amano la compagnia. Io sono come loro.

Piccola compilation di canzoni con tema ascensore:

Ma dell’amore l’ascensore è: il contrario.

Intanto, il palazzo in costruzione sul giardino qui vicino che pensavo fosse un grattacielo mi sembra più realisticamente un altro condominio. Il loro sistema di ascensori sarà più umano. Dietro un altro giardino, c’era una vecchia fabbrica con un murales bellissimo, hanno abbattuto tutto per costruire altre case. Altri ascensori. L’ascensore è il sistema “nervoso” del corpo condominiale.

Tornando a casa tardissimo, con postumi da concerto dei Nemici, vedo il Carrefour 24h chiuso, una filiera di lampioni spenti, l’ascensore non si muove. Improvvisamente il buio, di notte. Dato l’orario, nessuno se ne è accorto, come un terremoto in mezzo all’oceano. Un buon black out ha ripristinato la normalità: nei secoli dei secoli le salite si sono sempre fatte usando gli arti inferiori che ci sono stati concessi. Affronto a piedi la filiera di scalini, Madre Natura gode della mia frustrazione.

E questi?

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