The unpredictable one

Andy Murray the unpredictable one

Dove l’ho già vista quella faccia? Forse in faccia a Chris Martin, quando i Coldplay erano tristi.

La solitudine dei numeri due. Andy Murray non è mai stato primo nel ranking, sarà per quello che non sorride mai. Pure nel cognome è un numero due, il Murray più famoso è un certo Bill che fa l’attore.

Nato per secondo in una famiglia di tennis-addicted, Andy è scozzese di Dunblane. Da bambino è scampato a una strage nella palestra della sua scuola elementare, dove sono morti 16 suoi compagni e una maestra sotto la mitragliatrice di un uomo che odiava i bambini. Assieme a suo fratello, è sfuggito ai proiettili nascondendosi sotto una cattedra. Ricordi confusi di qualcosa che non dimenticherà mai. Sarà anche per quello che non sorride mai.

Andy al famoso referendum di poco tempo fa ha votato per l’indipendenza della Scozia. Ma è stato il tennista che ha restituito all’UK la vittoria di Wimbledon. Ha conquistato anche gli US Open. Per il resto, ha perso tante di quelle finali Slam che nemmeno lui le conta più. Arrivare fino alla fine e non vincere praticamente mai: c’è poco da sorridere in effetti.

Quest’estate uno scozzese mi ha insegnato come si pronuncia esattamente Andy Murray, lui comunque tifava Nadal. Certo Andy è piuttosto lontano dal self control tipicamente britannico, con quella boccaccia deformata dai fuuuuck per ogni punto perso, con quegli incomprensibili tracolli di concentrazione e con quelle incredibili rimonte a un punto dalla sconfitta. È “the unpredictable one”, come qualcuno lo chiama.

Qualcuno invece l’ha definito “il Ringo Starr dei Fab 4” (gli altri Beatles del tennis sarebbero Federer, Nadal, Djokovic), il che fa molto sorridere, ma non a lui!

In gran parte delle sue finali è stato sconfitto dall’imbattibile Novak Djokovic. Anche stavolta si contende la finale con lui, come l’anno scorso. Quella volta avevo l’influenza e davanti alla tv ho assistito impotente alla sua sconfitta, 0-6 al quarto set. Colpa mia, quindi. Quest’anno avrò più energie per tifare per non farlo arrivare secondo anche stavolta.

Andy è l’unico tennista di sempre che ha preso come allenatore una donna. Amelie Mauresmo è restata la sua guida anche nel periodo in cui era incinta.

Ora è a Andy che sta per nascere un figlio, la moglie Kim è a Londra col pancione al nono mese, lui è dall’altra parte del mondo a giocarsi gli Australian Open. Aveva detto, all’inizio del torneo: “Se nasce mio figlio mollo tutto e torno a Londra da lui, anche se sto giocando una partita”. Ci tiene sempre sul filo, the unpredictable one!

E ora cosa succederà? Il Royal Baby non è ancora nato, ma è questione di ore. Andy è in finale, potrebbe per la prima volta trionfare in Australia. Almeno un sorriso arriverà.

E questi?

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