Afterhours a Colonia Sonora (ennesima volta)

Non ho mai capito chi è che decide la musica da mettere su prima dei concerti. Sarà l’artista, per creare la giusta atmosfera? Sarà la produzione, con una banale cartella di mp3? Sarà il locale o l’organizzatore del festival, con la prima compilation a caso trovata nell’autoradio? Probabilmente non lo saprò mai, in ogni caso un concerto introdotto da “Steel and glass” di John Lennon e “Razzi arpia inferno e fiamme” dei Verdena non poteva che iniziare sotto i migliori auspici.

Gli Afterhours a Colonia Sonora sono un classico, come i Marta Sui Tubi all’Hiroshima per esempio, sai che almeno una volta ogni 1 o 2 anni c’è la data, e allora puntualmente dici “ma ancora loro? Non vorremmo andarci anche stavolta?”. Il prezzo del biglietto è stato abbassato da 20 a 13 euro: il gruppo ha motivato la scelta come un modo per non gravare sulle tasche dei fan nell’attuale momento di crisi, ma io che sono il solito vecchio brontolone ho subito pensato che la vera ragione fossero prevendite troppo scarse. E invece eravamo tutti lì, noi che sappiamo i testi a memoria, noi che quando c’era Xabier (che ora c’è di nuovo vabbè ma ci siamo capiti), noi che anche il Tora Tora, noi che abbiamo cambiato la nostra canzone preferita degli Afterhours almeno cento volte.

“Padania” è un bel disco, una delle canzoni migliori è “Costruire per distruggere”: raramente si vede Manuel Agnelli imbracciare una chitarra acustica, avrei potuto confonderlo con Joan Baez se fossi miope e avessi dimenticato gli occhiali a casa (e fossi ovviamente sordo). Le chitarre acustiche erano tante ma non si può certo dire sia stato un concerto “morbido”: in altri pezzi, sempre nell’ipotesi di essere miope e senza occhiali e restringendo il campo visivo al centro del palco, avrei potuto sentirmi tornato indietro di 15 anni, con i tre Afterhours capelloni “storici” insieme a zappare sugli strumenti, gain a 12 e pedalare.

Mi sbilancio, è stato un concerto che non dimenticherò facilmente. Non sono mancati i classiconi, soprattutto nel finale una mitragliata di pezzacci tratti da “Hai paura del buio?”. Il bello è che ogni volta suonano almeno una chicca che mai e poi mai ti saresti aspettato, immaginarsela è impossibile, nemmeno Maurizio Mosca col suo pendolino potrebbe sparare la previsione giusta. Questa è stata la volta di “Posso avere il tuo deserto”, con Manuel a maltrattare la chitarra come ai tempi che furono, quando c’era Xabier, che ora c’è di nuovo ma vabbè ci siamo capiti. Assenze di lusso: “La tempesta è in arrivo”, “Riprendere Berlino”, “Non è per sempre”… ma le sorprese, che sorprese!

Dopo un paio d’ore di super rock, resta un ottimo retrogusto. Per un attimo ho ipotizzato che forse non dovremmo andare mai più a vederli, per conservare di loro questo buon sapore, parafrasando Vecchioni “per ricordarceli com’erano prima, alternativi autoridotti fuori dall’ottica del sistema”. Non ci vuole il pendolino di Maurizio Mosca per prevedere che al prossimo giro saremo di nuovo tutti lì, noi che diciamo sempre “ma ancora loro? Non vorremmo andarci anche stavolta?” Eppure alla fine…

E questi?

7 commenti

  1. Non li ho mai visti a Colonia Sonora, però li ho visti sempre lì, l’anno scorso, quella sera in cui girarono il film con Scamarcio e la Golino, e servivano duemila comparse che riempissero il prato davanti al palco. Verdena, After e Bud Spencer Blues Explosion aggratis, con le varie band che quando non erano sul palco guardavano il live degli altri dal bar o dal prato a pochi metri da noi.

    P.S. non so chi decida la musica pre-concerto, presumo gli organizzatori, a meno che gli artisti non abbiano richieste particolari. Prima degli Strokes, l’anno scorso a Vigevano, c’era Claudio Trotta in persona che metteva Arctic Monkeys e Franz Ferdinand…mancava mezzora al concerto e noi stavamo già pogando!

    1. c’ero anch’io! ai bsbe hanno fatto suonare due volte la cover dei chemical brothers. i verdena hanno suonato tutto il suicidio del samurai. gli after erano la prima volta che li rivedevo di nuovo con xabier. ero andato a chiedere una birra al bar finto e mi hanno (giustamente) preso in giro

      1. essì, la storia si svolge negli anni Novanta da quel che ho capito, quindi potevano suonare solo pezzi vecchi. Ma quel film è mai uscito, tra l’altro? E vai tranquillo per il bar finto, ci siamo cascati tutti. Anche Roberta Sammarelli, che poi ha optato per un panino poco più in là.

  2. Io non li vedrò nemmeno la prossima volta, al Colonia Sonora. Sennò poi finiamo come i fan di vasco, ligabue e rhcp, morti di sonno da anni (loro, gli artisti, ma anche i fan) con live sempre pieni di gente che li va a vedere perchè sanno tutti i pezzi a memoria ed hanno cambiato la propria canzone preferita cento volte, e noi che diciamo “ma come caxxo fanno ad avere sempre gli stadi pieni?”.
    A presto per polemiche live, quando torni. augh.

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